Giovedì, Twitter ha confermato nel modo più prevedibile – ovvero, con un tweet – ciò che gli analisti scommettevano fosse imminente: l’ingresso dell’azienda a Wall Street. Il titolo andrà a posizionarsi sul NASDAQ, l’indice che include Google e Facebook, ma le stime sul valore iniziale delle azioni sono premature. L’aspetto economico è relativo, per quanto mi riguarda, perché non sono un esperto e non intendo scrivere di finanza. È interessante, invece, ipotizzare le conseguenze della Initial Public Offering (IPO) sugli utenti.

Sappiamo che l’esordio in borsa di Facebook, con tanto di Mark Zuckerberg ad avviare le contrattazioni, è stato fallimentare: il titolo è subito “crollato” e l’azienda è tornata al valore della IPO a oltre un anno di distanza, alla fine d’agosto. Cos’è cambiato per gli utenti? Beh, molto… soprattutto dal punto di vista della privacy, perché il social network ha dovuto monetizzare qualunque informazione acquisita dagli iscritti. Dubito che Twitter possa permettersi d’evitarlo, specie pensando ai duecento milioni di utenti attivi.

Facebook supera il miliardo di utenti registrati, per intenderci, e il valore di Twitter è stimato attorno ai quattrocento milioni. Se Biz Stone ha consigliato a Zuckerberg la versione a pagamento del social network, dobbiamo aspettarci che proponga agli azionisti di realizzare Twitter Premium? Non è un’ipotesi da scartare, secondo me, considerato che Vine subisce la competizione con Instagram e Twitter Music stenta a “decollare”. Pagherei per utilizzarle la piattaforma? No, ma sono pronto a scommettere che qualcuno lo farebbe.