Su Twitter ci sono tutti: quelli stufi di aggiornare la bacheca di Facebook, quelli silenti che lo usano come strumento d’informazione selezionata e quelli che invece fanno dell’incremento del numero di follower, un motivo di vanto. 

Twitter non è mai stato al centro delle polemiche quanto in questo periodo. Tutto il dibattito è partito da un corsivo di Michele Serra che ha criticato il mondo del microblogging, dividendo la sua platea di lettori in due grossi insiemi: quelli d’accordo con lui e quelli che invece di Twitter amano proprio l’obbligo alla sintesi.

In effetti si può usare Twitter in diversi modi, anche soltanto per replicare quanto si dice in forma prolissa, in altri luoghi reconditi del web. L’importante è che ci sia almeno un follower nella propria lista di contatti. Anzi diciamo che sul numero di follower si gioca la popolarità di un profilo Twitter.

E proprio sugli “inseguitori” di cinguettii che si è generata la seconda polemica: pare infatti che per gonfiare il numero di follower qualcuno abbia anche pagato. A far scoppiare il caso è stato Fakespotter, un blog curato da un utente anonimo che accusa Paolo Serino, un giornalista, di aver comprato follower.

La notizia ha fatto subito il giro del web, ma il post è stato immediatamente rimosso.