Nell’eterna lotta tra Twitter e Facebook per il dominio del web, il social a 140 caratteri accorcia – o almeno ci prova – le distanze da Zuckerberg introducendo l’uso delle emoticons.
Le faccine, così denominate in gergo, sono praticamente nate con internet e sono sempre state usate per dare incisività e sfumature ai propri messaggi o per chiudere una conversazione noiosa: anche il più petulante degli interlocutori, dopo 4 :-) di fila, capisce che è il caso di smettere di rompere.
Su Twitter, però, le emoticons sono una scelta dannosa e scellerata per 5 semplici motivi:

  1. Le Bimbemichia, che com’è noto sono le maggiori consumatrici di faccine, apprendendo la notizia torneranno ad affollare il nostro social preferito, tempestandolo di sorrisi, smorfie ed amenità varie. E ricominciando anche ad usare hashtag molesti;
  2. L’icona di un sorriso si può tradurre in “oggi sono felice”, quella della faccina triste in “Oggi sono giù” e via dicendo. I vertici di Twitter si renderanno ben presto conto – studiando con un algoritmo la maggior parte dei messaggi che vengono postati – che grazie all’introduzione delle emoticon potranno ridurre i caratteri disponibili da 140 a 12;
  3. Gli italiani, che già non brillano per proprietà linguistica, perderanno anche quel poco di capacità espressiva che si ritrovano: ben presto nelle vostre timelime ci saranno solo messaggi stile uomo di Neandertal tipo “Mangiato lasagna :-) “, “Ruota auto bucata :-( ” e “Cane cacca tappeto nuovo X_X”;
  4. Le faccine sorridenti, nella loro perfetta simmetria sferica ed immediatezza d’inserimento, soppianteranno presto il rituale del selfie. OK, forse questo può essere un punto a favore;
  5. Se le faccine prenderanno piede, al classico pulsante Retweet e Stellina si aggiungeranno anche :-)  :-(  ;-)  ^_^  >_<  ^_^;  X_X  O_o e via dicendo, generando una confusione tremenda.

Il bello di Twitter è sempre stato riuscire ad esprimere uno stato d’animo od un concetto nello spazio di 140 caratteri: farlo con l’uso di espedienti come le emoticons non è solo barare, ma anche gettare al vento la possibilità di esercitarsi nella sintesi linguistica.
Ricorda che ogni volta che usi una faccina Leopardi, Marziale, Ungaretti ed Oscar Wilde fanno un doppio salto carpiato con avvitamento nella bara: smetti finché puoi.

Cordialità,
Il Triste Mietitore

(foto by InfoPhoto)