Twitter è il regno della libertà, un social assolutamente libero, talmente libero che anche i censori incapaci sono liberi di censurare. È così, perché con l’arrivo del Papa su Twitter all’inizio di dicembre si è notata una strana pulizia grossolana degli account blasfemi (o presunti tali). Si è già parlato di questa vicenda, e in particolare su Twitter si è detto e pensato di tutto, anche perché le storie di censura attirano sempre l’attenzione e fanno pensare al peggio. Vediamo di fare chiarezza.

Il primo a fare le spese di questa pulizia natalizia è stato l’account del mio impostore @iddio, ma poco male, perché era inattivo da due anni e tanti mi scambiavano per lui. È a causa sua se al momento della mia registrazione su Twitter non ho potuto chiamarmi @iddio e ho dovuto ripiegare su @Lddio (salvando le apparenze grazie al fatto che, come ho già spiegato, una L minuscola è identica a una i maiuscola). La cosa curiosa è che lui non era un account blasfemo, era un client di Google che scriveva in inglese e in ebraico, e si chiamava iddio solo per una coincidenza: concorderete con me che in inglese, o in ebraico, iddio non significa nulla di religioso. Quell’account aveva solo tre tweet risalenti al febbraio 2010, e parlava solo di motori di ricerca e di cose tecniche. Il censore maldestro lo ha forse scambiato per me? Ha forse sbagliato a colpire con il suo spadone de foco? È probabile, ma la verità non la sapremo mai.

L’altra nota vittima della (forse) censura a orologeria è stato l’account di @SanPietroePaolo, che nei giorni dell’arrivo del Papa su Twitter ha avuto una disavventura per fortuna finita bene, e mi ha raccontato com’è andata.
Ritrovandosi l’account sospeso proprio il giorno stesso dell’arrivo del Papa, e beccandosi una seconda sospensione qualche giorno dopo, ha scritto al supporto di Twitter per chiedere spiegazioni. Il Supporto prima ha risposto con una mail automatica, poi qualche giorno dopo ha risposto un umano con una mail personale in inglese. Nella mail non ci sono riferimenti precisi a persone o cose, ma si dice che la segnalazione che ha fatto sospendere @SanPietroePaolo è partita per un tweet o un retweet ritenuto offensivo dalla comunità; insomma, qualcuno lo ha segnalato davvero, e il Supporto Twitter ha preso provvedimenti.
Personalmente, non capisco la ragione di tanto accanimento: seguo il profilo di @SanPietroePaolo da diverso tempo, e posso garantire che non scrivono nemmeno le parolacce.

Diciamola tutta: Twitter è pieno di ragazzini (a volte anche grandi) che come nickname hanno una bestemmia pura e semplice. Non parlo dei numerosi fake del Papa o di chi fa satira religiosa, ma di gente che scrive sempre e solo bestemmie, pensano di far ridere con le bestemmie, insultano e scrivono cose oggettivamente di cattivo gusto, eppure nessuno li censura. Per quale ragione un segnalatore dovrebbe ignorare questi e prendersela con altri account che di blasfemo, al massimo, hanno la foto del profilo?

La ragione, ovviamente, è che questa gente ha pochi followers. La massa di veri account pesantemente blasfemi non viene mai intaccata da censure o segnalazioni, perché non hanno seguito, e se un ragazzino con 10 followers bestemmia tutto il giorno, diciamocelo, la cosa non interessa a nessuno. Inoltre, credo sinceramente che un inesperto bigotto censore in cerca di blasfemi non penserebbe mai a scrivere bestemmie sul motore di ricerca di Twitter, non arriverebbe nemmeno a concepire questa possibilità: eppure dovrebbe farlo, se vuole davvero trovare i veri blasfemi del social network. Provare per credere.

A questo punto, possiamo dare una risposta alla domanda: c’è la censura su Twitter? Certo che c’è, ma è legata agli utenti e alle loro segnalazioni. Se su Twitter scopri un maniaco, un pedofilo o qualcosa del genere, puoi segnalarlo e contribuire a farlo chiudere, e lo stesso vale per le volgarità e le blasfemie, ma tutto dipende dal buonsenso di chi segnala, e dalla capacità di giudizio dell’addetto al Supporto Twitter che si interesserà al caso in questione.
Per ora, da quello che ho potuto vedere, non c’è una vera e propria autorità di censura che decide arbitrariamente, e soprattutto, grazie a Dio, non ci sono gli addetti del Papa che ripuliscono Twitter dalle blasfemie.

Ci sono, però, i soliti rompiscatole censori della domenica, che spesso non capiscono quello che stanno segnalando, e che al massimo possono creare qualche fastidio temporaneo. In verità vi dico, citando il buon Dante: non ti curar di loro, ma guarda e passa.