Nei social non importa se pensi di essere spontaneo o se reciti una parte di proposito. Qualunque cosa tu sia, persona vera, presunta tale o personaggio, è importante che tu sia buono.

L’antieroe, il cinico digitale, il bastardo dentro, ormai ha fatto il suo ciclo, e sulla scia di Papa Francesco il buono sta tornando di moda.
La rete ora ha bisogno di positività, di ottimismo, di sorrisi veri, e in quanto Dio (soprattutto, in quanto inventore del termine cicciopuccioso) mi permetto di buttar giù le linee guida dei buoni online.
Perché essere buoni sui social conviene.

BASTA PAROLACCE
Si, lo so che uno su internet si sfoga, e che scrivere di getto con un bel contorno di parolacce è un ottimo antistress, ma lo fanno tutti.
Il vaffa ormai è così banale, e le parolacce e le bestemmie rafforzative hanno stufato, ne siamo saturi, sono peggio dei tatuaggi con la stella, o col delfino, o con le frasi di Vasco Rossi.
Datti una raffinata, leggiti il vocabolario, ed evita le parolacce: ti distinguerai dalla massa.

KARMA
Non dovrei parlare della concorrenza orientale, ma il karma va molto di moda nei social, e parafrasando il Papa: se la gente crede nel karma, chi sono io per giudicare?
Il karma è un distributore automatico di giustizia, una religione smart, perfetta per questa era tecnologica. Il karma dice che se fai del male ti ricadrà addosso, e se fai del bene pure, e io lo so che voi ci credete un sacco, non negatelo.
Siate buoni, soprattutto sui social. O accumulerete karma cattivo.

PARLARE D’AMORE
Non c’è buono che non parli d’amore, la forza più grande e pucciosa dell’universo, soprattutto di internet: non serve ricordare quanti retweet ha fatto l’abbraccio di Obama a Michelle.
Essere buono e dolce e poetico ti farà bene, perciò ogni tanto twitta qualcosa di romantico, che sciolga il tuo lettore e lo renda una tiepida marmellata di buoni sentimenti.
Se non altro, alle ragazze piace.

FINE STRATEGIA
Il buono appare sempre debole, troppo gentile per reggere l’impatto con i veri duri, con i troll che urlano e insultano, con i predatori delle timeline, ed è proprio qui che potete fregarli.
Essere buoni è strategico: se i vostri nemici sono forti e aggressivi, voi dovete dargli l’idea di essere dei dolci, ingenui e teneri pulcini, per coglierli di sorpresa e, quando occorre, rigirare la loro aggressività a vostro favore.
Buoni, mica scemi.

ENTROPIA
Infine, c’è una precisa legge della termodinamica (la seconda) che dice che tutto tende con facilità al disordine, che l’ordine è più difficile da costruire, e questo è del tutto applicabile alla bontà e alla cattiveria: essere cattivi, volgari, indifferenti, pesanti, duri, son capaci tutti, è troppo facile. Per questo internet è una giungla di troll.
Costruire un atteggiamento positivo e stimolante, invece, è più difficile, più raro, e più prezioso.
E non fate quella faccia: questo non è buonismo.
È scienza.