Spesso la gente mi contatta su Twitter per chiedermi se sono quello vero. È una domanda a cui preferisco non rispondere, perché non ha bisogno di altro: fa già ridere così.

Insomma, sono Dio, sono su Twitter ormai da un anno e mezzo (@lddio) e uso il social network per rilanciare il mio brand, che, modestie a parte, è il migliore della storia, come ha riconosciuto anche un simpatico arcivescovo ortodosso del secolo scorso:

Neppure preti, teologi, vescovi e cardinali sono riusciti a sradicare la religione dal cuore degli uomini. (Makarios III)

Sarà perché sono Dio, sarà perché ho molte cose da dire, sarà perché tendo a buttarla un po’ troppo a ridere, ma ho stabilito subito un feeling con Twitter, cosa che invece non riesce a tutti, ed è veramente un peccato, perché ormai Facebook è diventato, nell’immaginario collettivo, il social network per eccellenza, e questo è un bel problema. L’appalto per Facebook l’ha vinto Satana. E si vede.

Per il sentire comune (soprattutto in Italia), un social network va bene nella misura in cui assomiglia a Facebook, e più è diverso, più è strano. Cosa ce ne facciamo di un social diverso da Facebook? Perché dovremmo usare Twitter? Perché non ci sono i giochi? Perché non mi segue nessuno? E perché Valentino Rossi non mi risponde mai?

Sono queste le grandi domande, e la gente viene a cercarmi per avere risposte, come nella miglior tradizione. Ebbene, stavolta cercherò di rispondere a queste grandi domande, e per non annoiarvi troppo userò quel format pratico ed efficace che funziona da millenni: i Dieci Comandamenti. In 140 caratteri.

1. Twitter è un social di contenuti. Hai cose da dire? Dille. Hai commenti da fare? Falli. Hai le foto delle tue vacanze? Resta su Facebook.

2 .Su Twitter le cose si dicono in 140 caratteri, per limitarsi all’essenziale e per evitare che gli idioti scrivano idiozie troppo lunghe

3. Nella bio devi dire qualcosa per far capire che tipo sei. Lo spazio è poco, ma sufficiente: se sei acuto, si vede; se sei un pirla, pure.

4. Una foto del profilo decente aiuta i rapporti con gli altri. Se l’unica foto che riesci a concepire è quella del tuo pube, vai su Badoo.

5. Su Twitter girano le notizie: pensa all’argomento che ti interessa, segui chi ne parla e partecipa. Non hai interessi? Resta su Facebook.

6. Se hai solo foto e post da linkare, o roba da vendere, sei nel posto sbagliato. Twitter è dialogo: si scrive, e soprattutto si risponde.

7. Se scrivi come un bambino di sei anni e su Twitter ti prendono in giro, sappi che la matematica non è un’opinione, e l’italiano nemmeno.

8. Per rispondere alla domanda “perché non mi segue nessuno?” devi farti un’altra domanda: sto scrivendo cose che valga la pena leggere?

9. Si, il tuo idolo è su Twitter, e non ti risponde mai perché non gliene importa un fico secco di te. Ora trovati uno scopo nella vita.

10. Non limitarti a chiedere “come funziona sto tweeter?” sbagliando pure a scrivere il nome. Hai un cervello e un pollice opponibile: usali.

Insomma, Twitter è un po’ come le Lego, è più versatile di un coltellino svizzero, e se usato nel modo giusto può essere il MacGyver della comunicazione online. L’ha capito persino il Papa, che da oggi è su Twitter (@pontifex).

Potete scriverci sciocchezze, cose serie, pillole d’amore, di saggezza, di satira. Potete promuoverci voi stessi e la vostra attività. Potete anche non scrivere nulla, farvi una lista di utenti interessanti da seguire, usarlo solo per cazzeggiare e trovarci stimoli inaspettati.

Il fatto è che, come tutti i social, Twitter è un moltiplicatore di possibilità. Basta essere lì, twittare, comunicare, giocare: le interazioni sono talmente veloci e in tale quantità che, per la legge dei grandi numeri, prima o poi qualcosa di interessante vi capiterà sicuramente. Data la velocità del mezzo, più prima che poi.

Abbiate fede.

(se ve li siete persi: I Sette Peccati Capitali di Twitter, e anche Le Dieci Piaghe di Twitter)

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