Single, figli unici con maggiore possibilità di spesa, coppie così dette dink, ovvero con doppio reddito e senza figli sia eterosessuali che omosessuali, turisti tradizionali con pretese di standard molto elevati, coppie in cui entrambi i componenti avranno oltre i 50 anni d’età. Saranno questi, secondo l’analisi di Martin Kruse, i maggiori fruitori di viaggi turistici tra il 2020 e il 2030. L’esperto del Copenhagen Institute for Futures Studies ne ha parlato a Udine in occasione di Future Forum la rassegna di incontri, seminari e workshop su molte tematiche del futuro che si terrà nel capoluogo friulano fino al 20 novembre.

Per Kruse non esiste più l’idea dei viaggiatori con lo zaino, categoria che dagli anni ’80, quando contavano il 30% del mercato, è in forte declino (ora al 15%). Per questa tipologia di turisti la situazione è ormai noiosa, non possono più vivere l’esperienza del luogo come vorrebbero perché tutto è migliorato dal punto di vista dei servizi, c’è poca possibilità di avventura in quelle che sono le mete più gettonate.

Ma la rivoluzione più importante dell’ecosistema turismo è sicuramente da imputare l’aspetto promozionale: il vecchio sistema usato per veicolare il proprio prodotto, basato sulla partecipazione alle fiere o sulle sponsorizzazioni, è destinato inesorabilmente a scomparire. Infatti il trend positivo che l’e-commerce sta registrando in Italia dal 2010 viene confermato dagli ultimi dati: nel 2014 l’e-commerce registrerà un’ulteriore crescita del 17% che porterà il mercato a un valore totale di 13,2 miliardi di euro e questo anche grazie al sempre più diffuso utilizzo di device mobili come smartphone e tablet. Manco a dirlo poi, con un +11% il turismo è uno dei settori a più forte crescita.

Per Kruse però questo tipo di evoluzione non è del tutto positiva: ora si può essere portati a pensare che tutto, con Internet, sia più libero, ma non è assolutamente vero. La differenza con il vecchio sistema è che non ci occupiamo più della provenienza delle informazioni, pensiamo che quelle dei motori di ricerca siano obiettive, ma non è affatto così.

Ma se a il pubblico più smaliziato è chiaro che alla genuinità delle informazioni trovate in Rete è necessario dar credito fino ad un certo punto, è altrettanto vero che di quest’ultima non si potrà più fare a meno quando parliamo di turismo, data l’enorme condivisione di esperienze tramite i social network.

E conclude Kruse: “Si viaggia flash. Postare sui social tutto quello che si sta vivendo sembra ormai imprescindibile, e lo spirito rimarrà quello. Le bucket list, gli elenchi di cose da fare assolutamente diffusi spesso sui propri profili dettano tendenza, senso di emulazione. In Cina per esempio scegliere la destinazione basandosi sul giudizio dei propri amici in Rete è oramai molto più che una tendenza”.

E direi che 1,3 miliardi di persone sulle statistiche mondiali qualcosina influiscono.