Uno degli aspetti che preferisco dei creatori di Twitter è l’insoddisfazione: Evan Williams e Christopher Stone AKA “Biz” hanno realizzato qualcosa come Blogger e Twitter, ma non accennano a fermarsi. Sono due startupper che, diventati milionari, continuano a lavorare alla prossima «big thing». Superare il successo avuto con Twitter è molto difficile, però Medium potrebbe diventare una piattaforma intrigante. L’unico limite, secondo me, è nella disponibilità esclusiva dell’inglese. Tanto per l’interfaccia, quanto nei contenuti.

Medium è uno fra i tanti progetti finanziati da Obvious Corp. che ambiscono a superare il limite dei centoquaranta caratteri di Twitter. L’altro è Branch e da diverse settimane sono iscritto a entrambi: se, finora, non ho voluto parlarne è perché preferisco concentrarmi sui servizi e sulle applicazioni accessibili in italiano. Ho già trovato dei connazionali molto attivi sui due, ma scrivono esclusivamente in inglese. Cos’è Medium? La risposta dei creatori di Twitter a Tumblr, una delle più popolari piattaforme di microblogging.

Medium permette di scrivere degli interventi simili a quelli che potreste pubblicare su WordPress o altre soluzioni per il blogging, ma indicizzati per argomenti condivisi con gli altri utenti. Se scrivere una ricetta, insomma, potete inserirla nella categoria specifica che tutti gli iscritti utilizzano allo scopo: non è possibile commentare gli articoli altrui, però possono essere aggiunti ai preferiti e ripresi con un proprio intervento. Un ibrido fra Twitter e Tumblr, che propone un’innovazione della scrittura collaborativa.

In questa circostanza, il ricorso alla lingua inglese è pressoché obbligatorio. Non avrebbe alcun senso raggruppare degli interventi redatti in idiomi diversi nella stessa categoria e le caratteristiche di Medium non consentono un “filtraggio” differente dal tagging dei contenuti. Personalmente, penso che Medium sia troppo dispersivo per le mie esigenze: altri, però, potrebbero trovarlo sensazionale. Il punto è che siamo portati a vedere Twitter in contrapposizione a Facebook, ma la piattaforma ha molte più affinità con Tumblr.

Oppure, se preferite, è Tumblr ad avere una relazione più stretta con Twitter: la piattaforma di Williams e Stone è uscita per prima. L’acquisto di Posterous, un servizio di microblogging via e-mail che era basato sulle Application Programming Interface (API) di Tumblr, s’inserisce in questo meccanismo. Twitter non sarebbe sostituibile con Facebook e gli investitori preferiscono assorbire la concorrenza nel dubbio che arrivi a erodere la popolarità del proprio prodotto. Questa stessa strategia ha coinvolto TweetDeck, ad esempio.

Medium è una specie di rivista aperiodica che non contiene immagini o filmati e la redazione è composta da tutti gli iscritti. Gli argomenti spaziano dalla cucina alla tecnologia: le rubriche hanno un numero variabile, perché chiunque può proporre una nuova raccolta di interventi. È la prossima «big thing» dell’editoria digitale? Per quanto mi riguarda, no. Eppure i finanziatori del progetto hanno appena deciso di rendere Medium indipendente affinché possa ambire allo stesso successo di Twitter. Magari, dategli una possibilità.