C’è chi dice che i troll siano scomparsi. Se fai una ricerca su Google al secondo posto Wikipedia propone un excursus sulla mitologia del troll. Originariamente infatti si trattava di un animale mitologico descritto con carattere il più delle volte malvagio oppure buono ma birichino. La verità è che i troll non sono spariti. E non li vedono solo i bambini. È sempre più difficile riconoscerli, ma ogni tanto ci s’incappa. Negli ultimi giorni ne ho trovato uno qui su Leonardo.it. Non è la prima volta, ci è già capitato e in fondo gli vogliamo bene perché alla fine i troll ti aiutano a diffondere quello che scrivi. Anche se sì, rompono un po’ e quando ti tirano in mezzo finiscono con il farti perdere un sacco di tempo.

Come riconoscere un troll? Ecco alcuni indizi:

  • se lascia un link nei commenti, e guarda a caso il link punta a un sito di sua proprietà, è un troll certificato;
  • se nel commento ci sono generici insulti, è un troll appena nato;
  • se gli insulti non sono pesanti, ma sono diretti all’autore del post, è un troll bambino, ma un po’ cresciuto;
  • quando ti accusa di non sapere nulla di quello di cui scrivi, insultandoti e aggiungendo cose che non riguardano quello che hai scritto tu, è un troll navigato.

A volte il troll lo fa di professione. A volte è semplicemente un frustrato. Altre semplicemente ha voglia di giocare un po’. Ogni tanto c’è gente che trolla inconsapevolmente. Oh, mi capita di farlo spesso anche a me, ma io sono un troll buono :) Di solito mi accade con qualche amico su Facebook che si lagna di cose che ritiene importanti e che sono invece bazzecole. Altre volte con quelli che postano di politica, che sinceramente mi basta mezzo tiggì per sentirmi male. Di solito trollo con una battuta simpatica e cattiva al contempo, cercando di introdurre un paragone appropriato e utile a deviare il discorso. A volte sono più cattivo: tipo agli amici gobbi qualunque cosa scrivano ricordo sempre che sono stati in Serie B per colpa di Moggi & co. (trollatemi il post, avanti!)

Ecco, l’arte del troll è quella di cambiare discorso solleticando abilmente le corde dell’autore dell’originale pezzo di conversazione (detto da uno che non è mai stato in B, né gratis né tantomeno a pagamento). Mia moglie lo fa quando inizio a parlare di tecnologia o lavoro: mi trolla chiedendomi dei risultati delle partite. Oppure quando voglio affrontare il tema di come arredare la casa, che per regolamento nuziale è di sua competenza, mi interroga su app, computer e lavoro mettendomi in seria difficoltà: continuare a occuparmi di quello che volevo dire o mettermi a discutere su un argomento che non c’entra nulla e che mi porterà altrove?

Ecco, questa è la subdola arte del troll. Come proteggersi? Il modo migliore è ignorarli, ma a volte non puoi farlo e sei costretto a metterci la faccia. Ce la devi mettere seriamente, non puoi scendere al loro livello. Sono il primo a chiedere scusa: a volte l’animo troll si impossessa di me e mi trascina nella discussione. Il troll serio però lo sa che basta ribadire la propria posizione in modo diverso, trovare qualcuno che la pensi come lui e friggerti come un pesce in padella. Tu non fare l’errore di lasciar scaldare troppo l’olio. Devi mollare, o il troll ti farà suo e ti si appiccicherà come una sanguisuga. Tu scrivi, lui viene a commentare per trollarti e divertirsi nel vedere che gli rispondi e dai di matto. Già, perché alla fine i troll ti fanno uscire dai gangheri e finisci col perdere un’infinità di tempo a rispondergli. Davanti a un troll l’unica cosa che puoi fare è mollare. Oppure pietrificarlo con la luce del sole.

Non so se in coda a questo post si scatenerà un’orgia di troll o se stizziti se ne andranno. Giuro che io non mi metto a trollare anche se già mi fremono le dita sulla tastiera.

PS: Ripensandoci, quel disgraziato di un troll mi ha fatto perfino scrivere un post! Sono sicuro che lo leggerò qui sotto.

Seguite Silvio Gulizia su Twitter e Google+

photo credit: NoJuan via photopin cc