Quello che andiamo a raccontare è un aneddoto che tra qualche anno farà sorridere i “nativi” digitali, cioè quei ragazzi che del cloud computing fanno parte fin dal primo respiro.

La nuvola per l’archiviazione dei dati e il lavoro in mobilità sembra oggi essere il cuore di ogni rinascimento tecnologico.

Al di là dei dubbi che possono essere espressi dagli scettici, il cloud computing si sta affermando come una realtà indiscutibile.

Ma per evitare di riempirsi la bocca di concetti confusi e vaghi, Michele Crockett su una rivista di settore, enuncia tre concetti alla base della nuvola, riportando la discussione su binari pratici e tecnologici.

Il primo dei tre concetti in questione è sintetizzato nell’acronimo IaaS, che sta per Infrastructure as a Service.

Tanto rumore per sottolineare come l’infrastruttura, o meglio l’hardware necessario a portare avanti l’attività aziendale debba essere usato come provider di servizi.

Il secondo concetto importante è quello del SaaS: Software as a Service.

Il che vuol dire che non solo l’infrastruttura, ma tutto il gestionale, il software aziendale è usato come provider di servizi.

Infine il concetto di Platform as a Service (PaaS), che indica che l’azienda si occupa della creazione di soluzioni personalizzate che usano hardware e software per fornire servizi su misura.