Tinder è l’ultima evoluzione (o, se preferite, involuzione) dei siti d’incontri: disponibile per iPhone e Android dal 2012 – e da luglio anche per Android Wear – la app crea dei match fra i profili registrati, che non sono accessibili pubblicamente, in base alla posizione geografica e alle fotografie aggiunte dall’utente. Non c’è alcun riferimento a interessi o passioni comuni. L’immagine è l’unico legante fra gli iscritti, che possono iniziare a chattare soltanto se entrambi hanno apprezzato la foto proposta dall’applicazione.

Non è dato sapere quale sia l’algoritmo che genera i possibili match, ma è probabile che prenda in considerazione soprattutto l’età – unico dato disponibile, oltre al nome, prima d’avere un OK – e la città di residenza: il vantaggio rispetto ai vari Badoo o Netlog è che pensa a tutto Tinder. Non sarete costretti a scorrere i profili degli utenti registrati perché i selfie dei potenziali partner appaiono direttamente sulla app. È sufficiente uno swipe verso destra sullo smartphone per decidere se la persona è davvero compatibile.

Quanto sia efficace dipende dalla propria esperienza. Cosa sia possibile fare, oltre a chattare coi match, è chiaro: scambiarsi altre fotografie come Moments — che sono inviate indistintamente a tutti gli OK ricevuti. È inutile girarci troppo attorno, Tinder è la Snapchat del casual dating ed è basata soltanto sull’immagine. Non importa altro che l’aspetto fisico, un punto sul quale sarebbe inutile fare dei moralismi. Le relazioni sociali sul web sono delle esperienze usa e getta, che devono essere considerate per ciò che sono.

Fotografia | Tinder