The Machine è il nome in codice del nuovo supercomputer cui HP Labs lavora da tempo e che è stato introdotto in anteprima col Discover 2014, l’evento di Hewlett-Packard che quest’anno a Las Vegas celebra i settantacinque anni dell’azienda ed esibisce le soluzioni per il futuro. Un unico elaboratore, delle dimensioni d’un frigorifero, che sostituisce un intero data center — grazie a una tecnologia all’avanguardia che sostituisce i cablaggi con la proiezione di luce. È qualcosa di molto simile alle cosiddette memorie olografiche.

Non è detto che The Machine arrivi davvero sul mercato, ma gli ingegneri di HP – che entrerà anche nel segmento della stampa tridimensionale – sono impegnati a raggiungere l’obiettivo: il 75% dei dipendenti di Labs, guidati da Martin Fink, è al lavoro da due anni su quest’ambizioso progetto. Il fulcro del supercomputer è proprio la memoria a memristor che intende soppiantare gli attuali supporti ottici e allo stato solido. Sarebbe una risposta definitiva alla crescente esigenza di salvataggio e trasmissione dei dati informatici.

Il condizionale è d’obbligo, perché la possibilità che The Machine fallisca non è affatto remota. HP ha sperimentato vari sistemi operativi per il supercomputer, ma – proprio a causa delle nuove memorie – sarà costretta a realizzarne uno ad hoc. Non è un’impresa impossibile, dal momento che la stessa azienda ha installato Android sugli All-In-One presentati al CES come lo Slate 21, però i problemi da affrontare sono ancora molti. L’uscita dell’elaboratore del futuro è prevista entro qualche anno… oppure, più probabilmente, mai.