Quello dei brevetti è un problema annoso, al quale la Nuova Zelanda ha trovato – dopo cinque anni di dibattito parlamentare – una soluzione: le software patent sono state bandite definitivamente dal paese. In Europa la legislatura è in continua evoluzione tant’è che non dovrebbero essere registrabili, ma esistono delle eccezioni. Normative a parte, il governo neozelandese ha avuto il coraggio d’opporsi alle aziende che guadagnano nel limitare l’innovazione della concorrenza. È una tesi condivisa dagli Amici Curiae statunitensi.

Nonostante le buone notizie dalla Nuova Zelanda, un monito a non sottovalutare il problema dei brevetti software arriva da The Free Software Foundation (FSF). Richard Stallman – una figura-chiave per l’open source – aveva redatto già nel 2009 The JavaScript Trap: un articolo sull’importanza di creare siti web, senza utilizzare degli script proprietari. Da qualche giorno la FSF ha rilanciato l’iniziativa proprio perché JavaScript è destinato a diventare un linguaggio preferenziale nello sviluppo dei siti e delle applicazioni web.

La campagna della FSF contro il ricorso a script proprietari è davvero attuale, considerando che dal prossimo 5 settembre apriranno i pre-ordini di Tessel: una scheda integrata per la prototipazione in JavaScript. Il linguaggio assumerà una grande importanza anche nell’elettronica e, di conseguenza, nell’«internet delle cose» oltre alle app su tablet e smartphone. Augurandomi che l’Italia segua l’esempio neozelandese, non posso che sostenere l’appello della FSF sul ricorso a soluzioni open source come, fortunatamente, è jQuery.

Photo Credit: Alex Muntada via Photo Pin (CC)