La notizia nerd della settimana è che un software ha superato il famoso Test di Turing sull’intelligenza artificiale: chattare con un essere umano e convincerlo che ha a che fare con un altro umano e non con un software.
C’è riuscito il chatbot Eugene Goostman, che presentandosi in chat a 30 giudici come un 13enne ucraino ha dato una spiegazione convincente per i suoi errori nell’inglese e per i tratti di insensatezza nella conversazione.

Alcuni già gridano alla bufala, in quanto questo stratagemma sembra più un modo per truccare il test, piuttosto che il raggiungimento di un’intelligenza artificiale in grado di conversare come un umano, ma la vera domanda è: se si tratta di sostenere una conversazione per sembrare umani, quanti umani non supererebbero il Test di Turing?
Ecco alcune serissime proposte.


UN TREDICENNE VERO

Goostman ha superato il test fingendosi un tredicenne ucraino, ma immaginiamo il tredicenne italiano medio che passa tutto il giorno in chat, che usa acronimi, sigle ed emoticon, e che frequenta una scuola che non gli fa più fare esercizi di analisi logica e grammaticale come una volta.
I giudici si troverebbero davanti a uno strano software che parla una lingua sconosciuta, e che alterna alfabeto e geroglifici. Se proprio dovessero andare a pensare a una forma di vita e non a un software, penserebbero a un alieno, non certo a un umano.
Un tredicenne vero non passerebbe il Test di Turing.

JOSÈ MOURINHO
Mourinho sarebbe interessante. La spavalderia dello Special One farebbe pensare a un umano, ma il suo accento e i suoi errori grammaticali farebbero pensare allo stesso stratagemma di Goostman. Le sue risposte stizzite o inaspettate, poi, farebbero dubitare i giudici, che penserebbero di avere a che fare con Siri con la voce da uomo e il traduttore portoghese in beta version.
Mourinho vincerebbe forse la Champions, ma non credo che passerebbe il Test di Turing.

LAPO ELKANN
Se dall’altra parte del test ci fosse Lapo Elkann, i giudici non saprebbero da che parte prenderlo. Frasi come “venire da una famiglia ricca non vuol dire essere ricco” farebbero pensare a discrepanze logiche tipicamente umane, ma se i giudici gli facessero domande sullo stile e sulla moda dopo cinque minuti direbbero che il traduttore automatico di questo bot è stato messo a punto da un programmatore ubriaco.
Difficile scambiare la sintassi di Lapo per quella di un umano: il dandy Elkann non passerebbe il test.

FLAVIA VENTO
Flavia metterebbe seriamente in difficoltà i giudici. Leggendo i suoi aforismi su Twitter, la gente si chiede continuamente “oddio, ma è vera?”, quindi immaginate cosa accadrebbe incalzandola in chat con strane domande su misura. I giudici penserebbero a un software impazzito che pesca parole a random da siti di gatti e cuccioli, blog complottisti, e testi sacri di culti apocalittici.
Non c’è nessuna speranza che Flavia passi il test.

ONOREVOLE ANTONIO RAZZI
La capacità di sostenere una conversazione, indispensabile per superare il Test di Turing, esula dalle competenze dell’onorevole Razzi. Termini sbagliati, errori grammaticali e lessicali, continui passaggi di palo in frasca, e risposte che non hanno riscontri con la realtà. Dopo cinque minuti di test, poi, l’onorevole Razzi inviterebbe i giudici a farsi un software loro, a spacciarlo per intelligenza artificiale e a intascarsi i soldi europei dei finanziamenti alle nuove tecnologie.
I giudici sarebbero talmente perlpessi che, paradossalmente, Razzi passerebbe il Test di Turing.
Ma solo perché è un caso limite.