Dopo lo sciopero europeo dei taxi contro la startup Uber, anche l’Unione Europea, attraverso le parole della vice presidente della Commissione Europea, Neelie Kroes, ha espresso la sua opinione. In un post pubblicato sul sito web ufficiale, la Kroes ha sottolineato l’importanza di un dibattito, nei prossimi mesi, in modo tale da sostenere l’innovazione e non chiudere la porta alle nuove startup.

Uber è una delle principali startup a cui è stata rivolta la protesta dei taxi nelle città di Bruxelles, Berlino, Milano, Madrid e molte altre ancora. Ad oggi, però non esiste soltanto Uber, bensì vi sono tantissime startup e aziende come DJump, Taxipal, Taxify, Hailo, BlaBla, che grazie all’economia del web, sono riuscite a farsi conoscere. Kroes ha focalizzato l’attenzione sul fatto che la tecnologia stia portando evidenti cambiamenti nella società, creando una nuova generazione di imprenditori e nuove aziende. I taxisti sono stati coinvolti in questo cambiamento, trend che sta rivoluzionando tutti i settori ed è necessario che l’innovazione non venga ignorata o bloccata, con scioperi o altre tipologie di azioni. Lo sciopero attuato nella giornata di ieri, alla fine, non ha portato alcun cambiamento e per questo motivo, la Kroes ha sottolineato l’importanza di un dialogo reale tra tutti i protagonisti, in cui poter ideare cambiamenti e creare nuovi posti di lavoro.

L’Europa, infatti, ha bisogno di innovazione, dal momento che gli Stati Uniti ed altre nazioni stanno percorrendo a velocità elevata questa strada. Questo processo di cambiamento porterà sicuramente alla perdita di alcuni posti di lavoro, ma se ne creeranno dei nuovi e vi sarà un’evoluzione verso un mondo sempre più moderno ed in cui, l’Europa potrà competere con America, Asia, Australia ed Africa.

La Kroes, infine, sottolinea che i taxi potranno prendere godere dei vantaggi di queste nuove innovazioni, offrendo migliori servizi ai clienti ed un orario di lavoro più flessibile, in base alle reali esigenze. E’ arrivato il momento, sottilinea sempre la Kroes, di guardare alle innovazioni ed accoglierle in Europa, senza mantenere i privilegi di poche industrie.