Da qualche tempo a questa parte si parla sempre con maggiore frequenza del tatuaggio elettronico brevettato da Motorola. L’idea dell’azienda acquistata di recente da Google è quella di un tatuaggio dotato di tecnologia NFC o Bluetooth per migliorare la comunicazione tra noi e il nostro dispositivo. L’ipotetico disegno sarebbe “appiccato” al collo, in modo da captare qualsiasi suono proveniente dalla gola.

La rete, nonostante di base sia convinta che Google sia capace di far tutto, ha cominciato a diffidare di questa novità. Siti di un certo spessore come TechCrunch ed Engadget hanno espresso la propria perplessità, bocciando in pieno l’idea. Loro bocciano, io diffido. L’interazione tra uomo e macchina è il futuro, ma non siamo ancora pronti a farci impiantare un tatuaggio (o adesivo non removibile, il brevetto è molto ambiguo) che ci permette di comunicare al meglio coi nostri dispositivi. Nonostante sembri un paradosso più grande dell’idea, la possibilità di aver un qualche segno indentificatore irremovibile addosso fa molto 1984 ancor più dopo il recente caso Datagate.

Stiamo vivendo un periodo dove la tecnologia si evolve più velocemente di quanto possiamo immaginare: dopo smartphone e tablet, siamo passati alla tecnologia da indossare e a, qualche biohacker, si sta già impiantando componenti nella pelle per testare personalmente quanto la tecnologia possa superare i limiti del conosciuto. Nonostante sia un amante della tecnologia a più livelli ci penserei su un bel po’ prima di fare una scelta di questo tipo, specie perché, ad ora, il tatuaggio elettronico è completamente inutile.