La “tassa sui telefonini”, che poi chiamarla così è completamente sbagliato, è figlia della web tax. Di quella folla idea del governo italiano di sabotare il digitale. È in atto da parte del premier Enrico Letta, con il sostegno di PD e PDL, un piano diabolico, bi-partisan, per ridurre il Paese a uno stato bucolico.

La tassa sui telefonini è solo il colpo finale. Dicevamo che è improprio chiamarla così perché colpirà non solo smartphone, ma anche tablet, PC, chiavette USB, HDD, SSD, film, musica e “oggetti digitali” comprati on line, decoder e via dicendo. Per ora si tratta solo di una legge chiusa nel cassetto, ma svelata dalla stampa. La spesa per comprare ognuna di queste cose dovrebbe aumentare da 6 a 40 euro circa, secondo quanto riporta il Corriere.it. Ce lo spacceranno come compenso per gli autori, stando a quanto dichiarato dal ministro cospiratore Massimo Bray. Anziché punire chi ruba, lo Stato punisce chi compra.

Se pensate di risparmiare acquistando on line, no, non potrete farlo. E c’è pure il rischio che gli store stranieri on line, come Amazon o Apple, ci abbandonino, visto che da luglio saranno obbligati ad avere la partita IVA italiana. C’è il rischio che le agenzie che rivendono o utilizzino servizi di aziende come Google si ritrovino a non poter più operare. Parlo di rischio perché la web tax è una palese infrazione delle normative europee. Letta e soci però se ne fregano, tanto dal 1 luglio e per i successivi sei mesi sarà l’Italia a guidare l’Unione Europea.

Il capo operativo del complotto, designato direttamente dal presidente del consiglio via Twitter, per illuderci meglio, è l’italian digital champion Francesco Caio, l’uomo che non ha Twitter, non usa i social per promuovere l’Agenda Digitale e ci fa ridere dietro dall’Europa.

Il tutto era iniziato con le nuove norme sul diritto d’Autore, vergognosamente licenziate dall’Agcom che pretende di ergersi a sostituto della magistratura.

Come vedete il piano è ben architettato. Al popolo vanno piccoli e insignificanti miglioramenti della banda larga per tenerlo buono, perché senza banda larga l’economia muore e i cospiratori questo lo sanno bene.

Per colpire al cuore l’economia del Paese è necessario però levare dalle tasche degli italiani quanti più soldi possibili. È così che l’abbonamento alla RAI si è trasformato in una tassa sui dispositivi con schermo: paghi per il video-citofono, la TV, il computer, lo smartphone, il tablet. È una tassa di cui fanno pure una vergognosa pubblicità!

O sono pazzo io o lo è tutta questa gente qui.
Voi dite di no, non è un complotto? La speranza, certo, è l’ultima a morire, ma la mia è in stato comatoso.

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