Giovedì, mentre Microsoft presentava a Milano i nuovi Surface 2 e Surface Pro 2, su Twitter è scaturito un dibattito – fra me, Silvio Gulizia e Antonio Buoso (@antoniobuoso) – riguardo al futuro dei tablet: saranno sempre più simili al desktop, dal punto di vista dell’utilizzo? Io sostengo di sì, perché la duttilità dei “trasformabili” permette d’adattarne l’impiego a situazioni che richiederebbero una workstation. Un dispositivo portatile, dotato di tastiera e connesso al monitor esterno, è una piattaforma più che sufficiente.

Partiamo da un esempio pratico. Io ho acquistato un Nexus 7 (2013) con Android 4.3 e ne sono pienamente soddisfatto, però non posso utilizzarlo per lavorare: senza una pen stylus dedicata – che ASUS non include fra gli accessori ufficiali – non posso prendere appunti come faccio con un taccuino e Jelly Bean non è adatto allo sviluppo dei siti web. Se avessi a disposizione dei gadget per “trasformarlo” in qualcos’altro, potrei rispondere a entrambe le esigenze ed evitare l’acquisto del Chromebook o eliminare del tutto il desktop.

Microsoft ha già predisposto una soluzione multi-funzionale che consente d’utilizzare un tablet al posto di laptop e desktop, ma il sistema operativo non è all’altezza. Tanto apprezzo il design e i componenti dei nuovi Surface 2, quanto sono perplesso dalle caratteristiche di Windows 8.1: riassumendo, penso che Redmond abbia concepito l’hardware migliore col peggiore software in circolazione. Tuttavia, la direzione è quella giusta e il form factor diventerà popolare su altre piattaforme ed ecosistemi — diversi da iOS e Android.

Apple non intende avvicinare gli iPad agli iMac, come dimostrato dal keynote che ha disatteso le aspettative di quanti avrebbero voluto degli accessori per sostituire il notebook col tablet. Banalmente, Cupertino rischierebbe di ridurre i profitti dei MacBook. Google adotta una politica affine, promuovendo Chrome OS su laptop a basso costo — più che sufficienti a soddisfare l’utente finale, ma inadatti alle esigenze dei professionisti. Non m’interessa determinare quale sia la strategia migliore, ma avere un prodotto efficiente.

Immaginate di possedere un device da utilizzare durante le trasferte, ma che a casa o in ufficio presenti le stesse caratteristiche del desktop: dalla produttività allo sviluppo, dall’intrattenimento al design. Serve la tastiera? Potete aggiungerla e toglierla per utilizzarlo in multi-touch. Il concetto è cristallino e Microsoft l’ha voluto adottare, ispirando prodotti di terze parti come i Venue presentati da Dell. Se Windows 8.1 non riproponesse tutti i limiti delle versioni precedenti, Steve Ballmer non sarebbe dimissionario.

Insomma, io vorrei proprio che il mercato “spingesse” le soluzioni ibride: esistono degli esperimenti di portatili con Android e Windows 8, ma non rispondono alle mie esigenze — e a quelle di chi, per essere produttivo, deve scrivere del codice. La piattaforma di Google ha più chance di centrare l’obiettivo, però a indicare la via è stata Canonical con Ubuntu Edge. Purtroppo, il crowdfunding è fallito e dovremo aspettare il prossimo aprile perché la distribuzione includa quelle funzionalità necessarie a completare l’ecosistema.