Questa notte, a New Orleans s’è tenuto il Super Bowl 2013: l’evento che riesce a bloccare la produttività statunitense ha promosso la squadra di Baltimora, i Ravens, per 34 a 31 sui 49ers di San Francisco. Per quanto possa essere interessante seguire il football americano in queste pagine il discorso è diverso. Matt McGee ha sottolineato su Marketing Land che il 50% delle pubblicità trasmesse durante il match hanno citato Twitter, mentre Google+ non è neppure stato menzionato. Facebook ha ricevuto soltanto 4 citazioni in tutto.

Sebbene Google+ sia diventato il secondo social network per numero di utenti, gli inserzionisti hanno preferito scommettere su Twitter. La situazione del football americano è molto particolare perché, negli Stati Uniti, i giocatori “twittano” regolarmente: non penso che Ray Lewis (@raylewis) utilizzi Google+ con la stessa passione… e Facebook creerebbe troppi problemi di privacy. È soprattutto per questo motivo che non enfatizzerei la vittoria schiacciante di Twitter al Super Bowl sui diretti competitori. Bisogna andare a fondo.

Mi stupisce maggiormente che Instagram abbia avuto appena una menzione insieme a YouTube. Se Google+ è una questione di comunità, Instagram e YouTube sono molto popolari fra i consumatori: continuo a pensare che sia stata una scelta sul target. Twitter è più importante di Facebook e Google+? Ne dubito, ma dobbiamo pensare che Google obbliga chiunque abbia un account a iscriversi al proprio social network. La crescita di Google+ non equivale a un apprezzamento degli utenti. Twitter, al contrario, è sempre una decisione autonoma.