Il caso di Daniel Rey Wolfe sta facendo discutere in queste ore. Il ragazzo infatti, ex marine che aveva annunciato su Facebook la sua voglia di farla finita con la vita intera, ha trasmesso il proprio suicidio in diretta attraverso una serie di scatti shock condivisi sul network. I suoi amici non hanno potuto far nulla più che, accidentalmente, guardarlo morire. Non in diretta, chiaro. La reazione dei familiari e degli amici, che hanno richiesto tramite parecchie segnalazioni la rimozione delle foto, è stata immediata quanto, almeno inizialmente, inutile. Facebook non le ha rimosse perché ha giudicato le foto immagini che non violano i nostri Community Standards.

Una reazione, quella di Faccialibro, che ha gelato e continua a gelare parecchi utenti del network. È giusto che una piattaforma mantenga online e visibili queste foto di una violenza a sé stessi? Come riporta Gawker, la linea guida di Facebook è incontrovertibile in proposito: c’è una differenza sostanziale tra chi documenta il proprio atto di ferirsi e chi invece istiga altre persone a ledere il proprio corpo.

Personalmente sono d’accordo con il metodo seguito da Facebook in questa occasione, perché il servizio è chiaro e se Facebook si arrogasse il diritto di rimuovere quello che gli pare, senza seguire specifiche regole, assurgerebbe di fatto al ruolo di censore. In realtà, di fatto Facebook è comunque un censore e forse la verità è che casi del genere dovrebbero portare a un aggiornamento delle policy del servizio. In fondo non è il primo caso di suicidio annunciato sui social network, quindi la cosa richiede forse un’attenzione in più. Peccato che per farlo capire ai responsabili di Facebook ci sia voluta una mezza sommossa popolare.