Il 2013 è stato un anno molto produttivo per i servizi di streaming musicale, che finalmente sono arrivati anche in Italia: gli abbonamenti aumentano a scapito degli acquisti su iTunes. Per la prima volta da quando il servizio è stato presentato gli utenti hanno comprato meno dei dodici mesi precedenti. Un risultato che non deve comunque impensierire i vertici della Apple, dal momento che Tim Cook ha introdotto iTunes Radio (l’ennesima piattaforma di streaming) alla WWDC. È comunque un dato significativo per affrontare il 2014.

Gli acquisti degli album sono diminuiti globalmente dell’8,4% – come segnala Billboard – e la percentuale che riguarda i negozi virtuali, iTunes o un concorrente, è del 7,6%. Ciò nonostante, Apple ha aumentato la propria quota che nel 2013 ha raggiunto il 40,6% del mercato: parliamo soltanto dei dati statunitensi, ovviamente, dove già nel 2011 gli eBook avevano superato i libri cartacei. Una situazione che in Italia potrebbe essere diversa, insomma. Anche Amazon negli Stati Uniti è salita del 2,5% rispetto agli acquisti offline.

Non sono ancora disponibili i dati sullo streaming, ma gli analisti assicurano la crescita degli abbonamenti: la mia domanda, considerati i numeri apparentemente contraddittori dei negozi online, è quanto abbiano davvero guadagnato le etichette e gli artisti. Lo streaming garantisce delle royalty appropriate oppure i maggiori introiti derivano tuttora dagli MP3? È molto probabile che l’industria musicale non abbia granché da sorridere, se gli abbonamenti non superano le perdite subite tra i supporti ottici e le tracce digitali.

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