La Polizia Postale ha smantellato una rete internazionale di pedofili, con l’operazione Stop Fake, che ha coinvolto 11 paesi – fra i quali l’Italia – per identificare i contenuti pedopornografici online: un blitz che ha portato a 26 perquisizioni in diverse regioni della Penisola e altrettante denunce a cittadini stranieri che da tutta l’Europa scambiavano materiale digitale con gli Italiani. Un gruppo che utilizzava i social network per effettuare gli scambi e per fortuna è stato fermato, grazie alle indagini partite nel 2013.

L’avvio dell’inchiesta, infatti, è stato possibile a seguito della perquisizione effettuata lo scorso anno nell’abitazione d’un membro della rete. Sono addirittura 75 le caselle di posta elettronica sfruttate per scambiare materiale pedopornografico: le autorità hanno sequestrato centinaia di gigabyte dell’orrore. Non stupisce che Google proprio in questi giorni abbia bandito il porno da AdWords per scongiurare il rischio di sponsorizzare la pedofilia. Un atteggiamento responsabile, a fronte del fenomeno sempre più preoccupante.

Il termine fake è stato usato per definire l’operazione perché i membri del gruppo usavano finti profili di bambini su Facebook [vedi gallery] e altri social network, fingendo di cercare fotografie dei coetanei. Oltre a comportare un rischio per i minori, la ricerca ha portato a intessere delle relazioni criminali fra i pedofili che hanno così organizzato la rete di scambio dei contenuti pedopornografici. L’impegno delle forze dell’ordine li ha bloccati e l’attenzione deve restare alta per estinguere questo disgustoso fenomeno.

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