Stop ai cookie per la profilazione degli utenti che visitano un sito web, se non hanno dato il proprio consenso esplicito: è la decisione del Garante per la tutela della privacy dei consumatori, che non dovranno più essere tracciati dalle pubblicità online a loro insaputa. Una norma che mette fine ad anni di polemiche sulla legittimità dei banner che recuperano informazioni sui visitatori e le trasmettono agli inserzionisti. Ora, i gestori sono obbligati a fornire delle spiegazioni e a chiedere l’autorizzazione al tracciamento.

La privacy non è soltanto un problema di condivisione su Facebook [vedi gallery]. I cookie, salvati sul computer dell’utente, possono avere diverse funzioni: spesso sono dei file che memorizzano le preferenze – dalla lingua alle informazioni di login – ma possono anche includere dei dati sensibili, recuperati da chi investe in pubblicità mirata. Google è fra quanti vorrebbero sostituire i cookie con altre soluzioni, che non sono necessariamente meno invasive, perché la loro affidabilità è dubbia e non piacciono alle istituzioni.

Una tesi sostenuta anche da Microsoft, fra i maggiori distributori di pubblicità sul web. Cosa cambia per il consumatore? Poco, perché i webmaster hanno già dovuto adeguare i propri siti alle leggi europee — che impongono un’informativa sui cookie e l’OK del visitatore. Quella del Garante italiano è giusto una conferma: non esistono scuse, perché la norma è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale e chi non fosse in regola dovrà adeguarsi al più presto. È sufficiente aggiungere con un banner un avviso sull’utilizzo dei cookie.

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