Il trailer mi convinceva poco, ma credevo fosse un’impressione. Be’, non lo era.
Non si sa bene come sia potuto succedere, ma pare sia successo: JOBS, il film tanto atteso sulla vita del santo hi-tech dei nostri tempi, tratto dall’omonimo libro biografico bestseller “Steve Jobs” di Walter Isaacson, è una delusione, almeno stando alla maggior parte dei tweet sull’argomento.

 


 
Tutto questo mi ricorda i bei vecchi tempi.
Quando feci uscire i Vangeli, i fanboy si lamentarono del salto narrativo dall’infanzia ai trent’anni di Gesù. Con il film su Jobs accade la stessa cosa, però al contrario: le lamentele riguardano soprattutto il periodo finale, relativo alla nascita della Pixar e al secondo boom di Apple, su cui molti (me compreso) avrebbero voluto sapere di più.
 


 
Le mirabolanti vicende dell’iCEO – forse è questo il punto – ormai le conoscono quasi tutti. Fare un film su Steve Jobs oggi è come fare un altro film su Gesù di Nazareth: bella la storia, intrigante il personaggio, spettacolari i miracoli, ma tutta roba nota e arcinota.
La stessa perla di saggezza di Steve Jobs sui folli che cercano di cambiare il mondo comincia a soffrire di ridondanza.

A questo punto, come insegna Gigi Marzullo, mi faccio una domanda e mi dò una risposta: come accidenti è stato possibile toppare questo film?
L’unica risposta che riesco a darmi è che, nonostante le lamentele dei fanboy Apple, il film non è stato affatto toppato, perché semplicemente non era destinato a loro.

Questo film – e non può essere diversamente – è stato fatto per chi ancora non sapeva la storia della Apple e del suo fondatore, ovvero per la clientela non ancora evangelizzata.
Non sembra, ma nel mondo ce n’è un sacco di questa gente, tanti spettatori che ora conosceranno questa storia per la prima volta, troveranno affascinante la vita e il personaggio-profeta di Steve Jobs, saranno stravolti dalla tecnomistica della Apple (ci siamo passati tutti), e tornati a casa dal cinema proveranno un’insolita – ma calcolata – voglia di comprarsi un iQualcosa.
Ve lo dice Dio.