Nonostante tutto, a me piace Steve Ballmer. È un CEO emozionale ed emozionante: si è messo a piangere durante il suo discorso, per l’ultimo meeting aziendale a cui partecipava, e l’intera Microsoft l’ha supportato. Fare gruppo in questo modo per una compagnia di questo calibro è importante: significa che l’azienda scala bene nei suoi processi ed i suoi dipendenti si sentono “presi” da certe meccaniche esattamente quanto il CEO, o chiunque debba cambiare posizione di lì a poco. Non è la prima volta che succede, o che comunque Ballmer si lascia andare al dettame del cuore in qualche modo: il suo urlo – developers developers developers – è diventato famoso in ogni dove, ormai anche nei programmi televisivi gli chiedono di ripeterlo.

Ballmer ha segnato Microsoft, c’è poco da fare: dopo Bill Gates, è subentrato prendendo l’assoluto controllo dei processi produttivi e sfornando dei prodotti che, nonostante tutto, si possono dire buoni e hanno riscosso il dovuto successo. Windows 8 ad esempio, nonostante il poco appeal presso la stampa specializzata e la critica, ad alcuni è piaciuto parecchio. Non significa che c’è chi ha il gusto dell’orrido, bensì che dopo un periodo di abitudine ad un’interfaccia nuova, effettivamente tanti si sono comunque trovati bene con Modern UI: ancora meglio se poi gli store per le applicazioni unificano Windows Phone e Windows.

Oltre il successo sui sistemi operativi (Ballmer è il padre di Windows 7, non dimentichiamolo), Microsoft sotto la sua guida ha raggiunto due risultati notevoli: la Xbox 360 è stata una console sicuramente apprezzata dal grande pubblico e che ha fatto dei numeri notevoli, mentre il Kinect, costruito in origine per la Xbox ha poi fatto furore anche sui PC, durante gli hackathon, e nei salotti durante le esperienze di gioco. Insomma, sicuramente dei profitti in dollari e reputazione non da buttare.

Allo stesso tempo, la compagnia è riuscita a cadere su Zune, su Bing, su Kin – il modello di smartphone con tastiera QWERTY di Microsoft. Non dico che Ballmer sia il miglior CEO in giro: ma non è nemmeno il peggiore, e sicuramente la sua carriera è un ottimo caso di studio per capire come non farsi abbattere da un fallimento, e come la vita di un amministrazione delegato non sia tutta rose e fiori.

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