Per il primo anno assisto allo State Of The Net sul posto, nella location triestina al Molo IV. La terza edizione dell’evento organizzato da Beniamino PagliaroPaolo ValdemarinSergio Maistrello ha visto ieri la prima tornata di incontri e confronti e oggi si replica.

Appena si accede agli spazi adibiti al convegno l’impatto è notevole: palco con megaschermo alle spalle dei relatori e scenografia curata nei mini dettagli, dai sapienti giochi di luci e ombre ai suoni sincopati dei Radiohead a fare da sottofondo musicale, dal design ricercato di sedie e poltroncine alle abbondanti postazioni di ricarica per smartphone e tablet. Il font scelto per le scritte segnaletiche e i badge (curatissimi anche questi) che riportano le iniziali del nome e cognome di partecipanti, staff e relatori, contribuisce infine a definire l’appeal futurista dell’evento.

Il tema di quest’anno è la complessità. La complessità di gestire la crisi economica sempre meno fenomeno di passaggio e sempre più realtà con sui dobbiamo imparare a convivere. La complessità di sistemi caotici come i social network che costringono le aziende ad ascoltare le numerose conversazioni che quotidianamente hanno per argomento i loro prodotti e servizi.

Sulla natura della complessità si sono confrontati sul palco pensatori della Rete del panorama nazionale ed internazionale che è possibile anche seguire in video streaming.

Da questa prima giornata, delle molte interessanti riflessioni ne ho metabolizzate alcune che vorrei condividere.

I numeri delle rete presentati da Vincenzo Cosenza (dati da analisi Blogmeter) raccontano come stia crescendo la maturità degli utenti coinvolti nell’uso dei social network.

James Kretchmar direttore della tecnologia e delle strategie tecnologiche di Akamai per l’Europa, dimostra come di pari passo con l’evolvere della maturità degli utenti evolva anche il mezzo tecnologico. Le connessioni a Internet a livello globale stanno crescendo del 35% mentre del 15% è la crescita della broadband, ovvero delle connessioni sopra i 4 Mbps. Il lato oscuro, sempre dai dati di Kretchmar, è che i fenomeni di pirateria informatica sono aumentati di tre volte dal 2012 al 2013 tanto che ad oggi nessuno può pensare di mettere online un sito e illudersi che non venga mai attaccato. Quest’ultima osservazione è quanto mai vera. Io nel mio piccolo gestisco una decina di siti e ognuno di loro almeno una volta ha subito un tentativo forzato di divulgazione di contenuti spam.

La complessità è qualcosa di cui l’uomo ha paura e per questo motivo cerchiamo di razionalizzarla, di controllarla. Dave Snowden, fondatore di Cognitive Edge, osserva come l’unico modo per farlo sia quello di costruire dei modelli per descriverla in quanto la complessità non è direttamente controllabile tramite driver.

Per farci assaporare cosa sia la complessità, Gigi Tagliapietra assieme al violoncellista Tullio Zorzet, ci dimostra quanto diversa sia l’esperienza d’ascolto di un stesso brano di Bach interpretato da diversi performer. Ci sono un’infinità di variabili incontrollabili tra cui l’umidità atmosferica che condiziona il modo di vibrare dello strumento musicale che determinano l’esperienza di un fenomeno complesso come è l’ascolto della musica.

Proprio il violoncello di Zorzet ha permesso a Tagliapietra di lanciare un’ultima stridente riflessione ripresa poi anche da Luca De Biase nel suo keynote conclusivo: quanti degli oggetti che stiamo usando ora tra cent’anni svolgeranno ancora la loro funzione?

Una delle importanti tematiche della complessità è: cosa resterà e cosa sopperirà?

Tra cent’anni di certo ci sarà la Rete. Ma non è certo se ci sarà Facebook. Di certo ci sarà la Musica. Il violoncello di Zorzet intanto cent’anni ce li ha già e oggi suona meglio di quanto non facesse cent’anni fa. E grazie alle caratteristiche del legno di cui è fatto che si adatta e si plasma giorno dopo giorno sulla armoniche di Bach, tra cent’anni suonerà ancora meglio.