Con una stampante 3D in casa potremmo risparmiare fra i trecento e i duemila dollari all’anno, secondo una stima della Michigan Technological University. Questo perché un prodotto del genere ci permetterebbe di produrre in casa alcune cose che oggi compriamo fuori, dalla custodia dello smartphone fino addirittura a un’auto, come già consente di fare Local Motors. In media, ognuno di noi potrebbe produrre in house una ventina di oggetti all’anno.

Oramai i siti dedicati al settore nascono come funghi e sia Amazon che eBay ci si sono fiondate con una vetrina dedicata alla stampa 3D e un’app iOS per ordinare e acquistare prodotti direttamente dallo smartphone.

Anche in Italia il fenomeno si va lentamente diffondendo e ne è prova il successo di Kentstrapper al recente Codemotion. Insomma, come ci ha spiegato Simone Cicero la rivoluzione dei gadget è alle porte, ma forse non dobbiamo attenderci che ci farà risparmiare chissà quanti soldi.

Come riassume bene John Biggs su Techcrunch, è lo stesso studio dell’università di Michigan a sottolineare come la rivoluzione colpirà su ben altri livelli:

  • una rapida crescita della manifattura distribuita attraverso l’uso di stampanti 3D open source, con la possibilità che un utente crei dei pezzi per un altro che non ha la stampante o non è in grado di utilizzarla;
  • adozione su larga scala e maggior considerazione del ciclo di vita dei prodotti di consumo;
  • trasformazione di tanti garage in piccole industrie di produzione;
  • rinascita di un’educazione basata su capacità pratiche di ideare e produrre qualcosa di concreto.