La democratizzazione della stampa tridimensionale, secondo me, è una «big thing» del 2013 e l’ultima frontiera riguarda la lavorazione dei metalli: nonostante rappresenti l’emblema della produzione industriale, siamo soliti associare il 3D printing alla plastica perché le stampanti economiche utilizzano quel materiale. Non più perché Joshua Pearce della Michigan Tech University ha concepito – col proprio gruppo di lavoro – una stampante tridimensionale che incide il metallo e costa soltanto $1,192. Il mio prossimo investimento.

Seguendo le istruzioni dei ricercatori, infatti, è possibile acquistare i componenti necessari e assemblare la stampante per un prezzo inferiore a quelle che lavorano le materie plastiche: un’opportunità che – considerando lo studio europeo sulla riduzione del costo di stampa e il miglioramento delle caratteristiche dei metalli – non voglio lasciarmi scappare. Oggi, investire sul 3D printing significa ampliare gli orizzonti lavorativi e accumulare esperienze da trasformare in business. La stampante, peraltro, funziona con Linux.

Un aspetto che frena il mio entusiasmo riguarda la pericolosità del macchinario: per quanto la realizzazione sia alla mia portata, non voglio sottovalutare la possibilità di sbagliare qualcosa e farmi del male. Sono sempre componenti che incidono i metalli e un bullone fuori posto potrebbe provocare dei danni consistenti alle cose o peggio alle persone. Detto questo, chi avesse già una maggiore esperienza potrebbe cimentarsi subito nell’impresa ed esplorare nuove soluzioni per il making. La “rivoluzione” è davvero molto vicina.