Defense Distributed, al quinto tentativo, è riuscita a “stampare” un AR-15: la versione civile del popolare M16 in dotazione alla NATO e all’esercito statunitense, impiegato nei conflitti a partire dal Vietnam. Un fucile d’assalto che può funzionare in modalità automatica o semi-automatica. A quanto pare, in Texas la procedura è del tutto legale e i responsabili del progetto hanno condiviso gli schemi sul web affinché chiunque possa costruirlo da sé. Non è un giocattolo, bensì un’arma che può sparare fino a seicento proiettili.

Lo ammetto, la prospettiva m’ha intrigato. Se le donne restano affascinate dalla produzione di scarpe fai-da-te, a me non dispiacerebbe costruire un’arma: magari, una variante ad aria compressa per giocare a Soft Air. In Italia esistono diversi gruppi organizzati di questa disciplina sportiva e l’equipaggiamento può arrivare a essere molto costoso. Tuttavia, quello realizzabile con gli schemi di Defense Distributed non è un fucile-giocattolo… e non è affatto casuale che sia stato progettato da studenti dell’università di Austin.

Nel 1996, Charles Whitman uccise sedici persone nella stessa università dove studiano i progettisti di Defense Distributed. Un’altra sparatoria, fortunatamente senza vittime innocenti, risale al 2010 e pochi mesi fa sono stati uccisi tre ragazzi in un altro ateneo vicino. Il rapporto malato del Texas con le armi è proverbiale: consegnare ai cittadini gli schemi d’un AR-15 non è un’iniziativa geniale. L’eventuale diffusione del fenomeno potrebbe aumentare la necessità di presidi medico-chirurgici stampati sulla stessa falsariga.

Photo Credit: Mike Petrucci via Photo Pin (CC)