Cody Wilson, l’uomo alla guida del controverso Defense Distributed, è riuscito nell’intento di realizzare una pistola pienamente funzionante con la stampa tridimensionale. Il sito statunitense aveva già proposto dei componenti prodotti allo stesso modo, come un lower receiver rinforzato per AR-15, ma mai prima d’ora aveva costruito un’arma completa. Soprannominata “The Liberator”, la pistola può essere riprodotta da chiunque utilizzando gli schemi per AutoCAD e una comune stampante 3D. Sono dei dispositivi sempre più economici.

La notizia ha subito scatenato delle polemiche, soprattutto perché è di questa settimana la notizia del bambino d’appena cinque anni che ha ucciso la sorella di due col fucile regalatogli dai genitori. Negli Stati Uniti la diffusione delle armi fra i cittadini è una piaga sociale: tanto che l’ex presidente Bill Clinton aveva proposto di sostituirle con gli smartphone. Sono abbastanza d’accordo con chi critica l’operato di Defense Distributed, ma non posso ignorare la curiosità tecnica e l’evoluzione della stampa tridimensionale.

Wilson è uno studente di legge venticinquenne che prende molto sul serio la propria “missione”, come evidenziato dal soprannome inquietante assegnato alla nuova arma. Un’altra coincidenza suggestiva è l’apparizione televisiva d’una pistola stampata in 3D nell’ultimo episodio trasmesso in Italia di CSI: gli investigatori hanno risolto dei casi d’omicidio perpetrati con un dispositivo simile a quello mostrato da Wilson. Una fiction, ma non troppo lontana dalla realtà. Io, comunque, preferirei arrivare a stampare degli smartphone.