La radio deve morire. Però non muore mai. Non l’ha uccisa la TV e non l’ha uccisa Internet. Anzi, Internet le ha quasi regalato una seconda vita. L’ha resa praticabile per tutti. E come una volta nasceva radio indipendenti in ogni quartiere, oggi su Internet la radio si è evoluta e modificata.

Spreaker ha saputo cavalcare quest’onda. Cos’è Spreaker? Una roba tipo Instagram della radio. Questa startup italiana ha puntato sulla possibilità di creare podcast live, condividerli e distribuirli in modo semplice in rete. Nata a Bologna nel 2010, Spreaker ha annunciato negli scorsi giorni di aver raggiunto la fatidica quota del (primo) milione di utenti. Proprio come Followgram, ennesima dimostrazione che se fai una cosa bene puoi avere successo in tutto il mondo anche se sei in Italia.

Cito dal loro comunicato stampa: Ogni mese sulla piattaforma si contano più di 48 mila ore di registrazione. I produttori, in maggioranza americani e italiani, raccontano e si confrontano su svariati temi d’attualità: dalle recenti elezioni presidenziali negli Stati Uniti alla cronaca dell’ultima partita della squadra del cuore, alle trasmissoni tech alle ultime novità in ambito mobile. Artisti come i Ting Tings hanno presentato in diretta mondiale il loro primo album chattando con i fans e ricordando attraverso alcuni brani chiave il loro percorso discografico. I protagonisti della primavera araba hanno portato la loro testimonianze in diretta dalle piazze delle rivoluzioni. Gli Indignados hanno raccontato attraverso la piattaforma l’occupazione delle principali piazze spagnole. 

Ho fatto qualche domanda al CEO di Spreaker, Francesco Baschieri.  Ecco le sue risposte.

Internet doveva uccidere la radio insieme alla tv. Non è successo. Cos’è successo invece?

Quello che è successo è stato un lento e costante movimento dei media tradizionali sul web. In realtà c’era da aspettarsi questa inversione di tendenza dal momento che per raggiungere un’utenza più ampia ci si è dovuti per forza adeguare alla Rete. La radio quindi, così come la Tv, ha dovuto uniformarsi a un nuovo modo di trasmissione dando quindi la possibilità anche ad utenti non professionali di creare contenuti dal basso.

Qual è la vision di Spreaker?

Spreaker si colloca proprio nel panorama dei contenuti UGC. Chiunque attraverso la nostra applicazione può in qualunque momento creare un podcast in diretta e condividerlo in pochi secondi su tutte le piattaforme social oggi maggiormente utilizzate. L’idea alla base è dare a chiunque la possibilità di dire qualcosa, senza dover avere a disposizione una particolare tecnologia ne strumentazioni sofisticate. È richiesta solo una connessione a Internet e un PC o uno smartphone per andare facilmente in diretta.

Va bene che avete un milione di utenti e che avete preso 800 mila euro di finanziamento, ma voi i soldi li state facendo? Come?

Con i due round di finanziamento siamo riusciti a raggiungere vari traguardi, tra i quali anche implementare un processo di monetizzazione. Al momento la nostra fonte principale di guadagno è data dall’offerta di pacchetti premium che presentano una serie di servizi in più rispetto alla modalità gratuita. Sappiamo che in tal senso c’è ancora molta strada da fare e ben presto condivideremo importanti novità che al momento non possiamo anticipare.

Qual è il prossimo obiettivo? Quali sono le direzioni di sviluppo che state seguendo?

L’obiettivo più ambizioso a lungo termine è diventare la piattaforma di riferimento per la trasmissione di contenuti audio. Al momento stiamo cercando di acquisire produttori di contenuti anche, purtroppo, a scapito della selezione editoriale di ciò che compare sulla piattaforma. A breve usciremo con una nuova app per iPad che permetterà proprio ai produttori di avere uno strumento ancora più professionale per la creazione dei propri podcast. Allo stesso tempo verranno migliorati gli strumenti web per favorire ed arricchire l’esperienza utente.