Oggi vedere giovani con delle cuffie alle orecchie capita nei momenti più disparati: in metropolitana, in sala d’attesa dal dottore, al parco nei percorsi di jogging, e persino nelle aule studio delle università.

Ma sullo studio che effetto ha la musica? Oggi sono centinaia di migliaia i giovani che ascoltano musica in streaming con Spotify ei suoi migliaia di download al giorno. Ed è proprio Spotify che ha voluto vederci chiaro, commissionando a Emma Thompson (psicologa educativa al British Cognitive Beahaviour Therapy and Counselling Service di Londra) uno studio sugli effetti dell musica sui giovani in merito allo studio.

I risultati sono sorprendenti: gli studenti che, durante l’apprendimento, ascoltano musica classica con 60-70 battiti al minuto, raggiungono in media un punteggio più alto del 12%, specie in matematica e nelle prove scientifiche. La musica rock stimola la creatività nell’apprendimento delle lingue e delle materie artistiche, mentre ascoltare musica con 50-80 battiti al minuto come We Can’t Stop di Miley Cyrus e Mirrors di Justin Timberlake rilassa la mente e aiuta la memoria.

Insomma, la musica funziona. Ora, prendere per veritiera un’analisi commissionata da Spotify, che di musica vive e che affina ogni giorno di più le modalità per scaricare musica, non lasciava presagire risultati opposti. Di certo però l’autorevolezza del centro londinese è altrettanto comprovata.

Di certo, qualche dichiarazione lascia perplessi. “Sono milioni gli studenti che ascoltano la musica in streaming su Spotify ed è bello vedere l’effetto positivo che questo può avere sui loro studi”, commenta Angela Watts, VP of Global Communications di Spotify. “Con l’aiuto della dottoressa Gray abbiamo creato le playlist perfette per aiutare gli studenti a prendere i voti che desiderano”. Insomma, per diplomarsi o laurearsi basta trovare il giusto mix tra brani e generi: dire che questa affermazione lascia dubbi significa usare il più grande degli eufemismi.