Spotify è la startup che più preoccupa Apple e Google: il boom della musica in streaming ha permesso alla società svedese d’approdare in 56 paesi, inclusa l’Italia, e avvicinarsi alla quotazione in borsa a Wall Street. Il mercato degli abbonamenti a pagamento è attorno ai 14 milioni d’utenti e – secondo le stime di Crédit Suisse – potrebbe arrivare a 148, entro il 2025. Le due multinazionali hanno approcciato il segmento in modi diversi, ma entrambe hanno proposto delle alternative alla creatura di Daniel Ek e Martin Lorentzon.

Apple aveva il proprio negozio virtuale, iTunes, inaugurato con iPod: iTunes Radio è stato un salto di qualità… ma non ha proposto le stesse caratteristiche di Spotify. Motivo per cui, in seguito, a Cupertino hanno optato per l’acquisizione di Beats — che mantiene Beats Music. Google ha affrontato un percorso diverso, sdoppiandosi fra i video di YouTube e Music. La quadratura del cerchio è arrivata con Play Music per Android, che offre ai consumatori una formula pressoché identica a quella della startup svedese. Chi la spunterà?

Google ha appena ufficializzato l’acquisizione di Songza e Spotify potrebbe addirittura essere comprato da Twitter, reduce dal grande fallimento di #Music. Nella sfida sullo streaming, i contendenti sono in aumento: Deezer e Xbox Music sono soltanto due esempi. La scommessa di Apple su Beats è vincente o sarà un ennesimo motivo di rimpianto per la scomparsa di Steve Jobs? Gli investimenti sulla musica di Dr. Dre sono stati ingenti — e le aspettative potrebbero essere deluse. Al momento, è ancora Spotify a prevalere sul mercato.

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