Dopo la discussione sulla legge anti pirateria in America dove si è scatenata la protesta in rete, adesso la stessa normativa fa capolino tra le proposte parlamentari del Belpaese. Ecco cosa succede in Italia. Riepiloghiamo quel che è successo in America: al Congresso doveva essere discussa la Sopa, la legge antipirateria osteggiata anche da Obama, che considera la proposta una limitazione alla libertà d’espressione. A favore del Sopa si sono schierate le major ma anche Murdoch. Contro Wikipedia che si è oscurata per un giorno e anche Google.

Il risultato è stato che il Congresso ha rimandato la discussione sulla Sopa a febbraio e ha provato a discutere di un’altra legge gemella di quella antipirateria che ha scatenato le discussioni.

Nel nostro paese la Commissione Politiche Comunitarie sta facendo qualcosa di simile alla Sopa ma, diversamente rispetto a quanto accaduto in America, la legge italiana che protegge il copyright, va avanti “nel silenzio” generale della rete.

Nella Commissione Politiche Comunitarie è stata infatti approvata la proposta di emendamento al disegno di legge su “disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità Europee – Legge comunitaria 2011″.

Gli hosting provider dovrebbero cioè diventare responsabili della rimozione dei contenuti illeciti in base alle richieste dei titolari dei diritti.