Il poligrafo va in pensione grazie ad un progetto della Columbia University che ha messo punto un software in grado di comprendere se la persona che parla sta dicendo una bugia o la verità.Si chiama poligrafo ma da tutti è conosciuto come “la macchina della verità”. Si tratta di quel sedile in cui i potenziali bugiardi vengono fatti accomodare e poi inizia il monitoraggio attraverso cavi e cavetti legati intorno alle testa e al corpo.

Adesso tutta l’architettura descritta può essere etichettata come preistorica. Un team della Columbia University guidato dalla professoressa di computer science Julia Hirschberg, sta completando un software che fa le stesse cose del poligrafo in modo più accurato.

In pratica questo programma analizza la voce di una persona, il suo timbro, le variazioni di tono, tutte le pause che fa tra una parola e l’altra e l’uso degli intercalari. In più si considerano un’altra decina di variazioni che combinate insieme riescono a dire se la persona interrogata sta mentendo.

Nella maggior parte dei casi, il 70 per cento, il bugiardo è assolutamente smascherato. Al progetto hanno partecipato degli ingegneri, dei linguisti e degli informatici, tutti americani, impegnati a codificare e tradurre un “discorso emotivo”.