Chattare, commentare, e discutere sul web mentre si guarda un programma televisivo ormai è prassi comune per tutti noi. Secondo delle stime, ormai un telespettatore su due naviga mentre guarda un documentario, un varietà, un TG, una partita. Se non si possono invitare trenta persone a casa per seguire insieme e dibattere su una trasmissione, ecco che i social network cadono a puntino. La Social TV sta vivendo la sua prima fase di gestazione: tra dirette Twitter e applicazioni varie che aggiungono nuove informazioni al programma che si sta vedendo, fino agli interminabili dibattiti che si scatenano sui social stessi, si può dire che tutto quello che si vede in tv viene vivisezionato, commentato e rimasticato sul web.

È il cosiddetto fenomeno del second screen, secondo schermo, uno dei trend tecnologi del 2013. Consumare contenuti interagendo con altri, facendo leva, appunto, su un altro schermo (quello di un PC, di un tablet o di uno smartphone) oltre a quello della TV. In Italia, dal varietà ai documentari, fino al caso del Festival di Sanremo, di esempi di second screen ce ne sono già stati, tutti con alterne fortune. Ma da questi giorni, irrompe sulla scena Juventus Live di Tok.tv, applicazione apposita per iPhone e iPad per gli appassionati della Vecchia Signora del calcio italiano. Commentare l’ultimo un gol di Tevez, una parata di Buffon o un assist di Pogba sul web come se stessimo a guardare la gara in un salotto in 30: su Twitter e Facebook, di fatto, si fa già. Qui si può addirittura discutere della gara in chat, condividere foto con altri “patiti” della Juve e fruire informazioni ulteriori sul match, dai palloni toccati da Pirlo fino ai falli subiti di un Vucinic.

Può davvero funzionare un’applicazione del genere sulla più grande passioni degli italiani? Sul lungo periodo sì, ma ci vuole cautela. Poco più di un anno fa TOK.tv ha lanciato questa applicazione in primis sul baseball, lo sport preferito dagli americani. I risultati sono stati subito da mille e una notte: il baseball è lo sport “social” per eccellenza, per il suo groviglio di statistiche funzionali alla “comprensione” del gioco, per il suo numero innumerevole di tempi morti, e per la quantità smodata di partite (si gioca tutti i giorni). Quindi che la gente faccia delle vere e proprie “assemblee social” sull’ultimo home run della stella degli Yankees Alex Rodriguez stupisce, ma fino a un certo punto.

Tutto questo può essere assimilato dal nostro calcio. Non immediatamente, e non ai ritmi arrembanti che possono avere queste applicazioni se traslate su uno sport come il baseball. Parliamoci chiaro: quanti tifosi juventini non vedono l’ora di andare a stuzzicare il collega milanista, il compagno di palestra interista o il cugino napoletano su Facebook, Twitter e via dicendo non appena la Juve segna? Vado con la mente al 18 agosto. Juventus-Lazio, Supercoppa italiana, 4-0. Apro Facebook, dal mio telefono, ed ecco una cascata di commenti, post di giubilo, sfottò e osservazioni tecniche sulla partita. Dalle treccine di Pogba fino al colore delle scarpe di Klose, si è parlato di tutto su quella partita. Esser su Facebook alle 23 di quella domenica era quasi come essere all’Olimpico: post a pioggia, foto, video, particolari. Juventus Live offre uno spazio apposito per tutto questo. Perché non sfruttarlo? La Juve ha quasi 7 milioni di like su Facebook: se anche uno su 10 di essi dovesse iniziare a interagire con questa nuova app il successo è garantito.