Compagno fedele della TV, connubio perfetto dello schermo catodico è solo un dispositivo elettronico: no, non sto parlando del telecomando, ma dello smartphone.
Ormai il rapporto tra programmi televisivi e social network (Facebook e Twitter in cima alla lista), infatti, è così stretto che anche le emittenti televisivi se ne sono accorte e ne incoraggiano in tutti i modi l’uso.
Una simbiosi a prima vista perfetta, ma che nasconde una fatale insidia per la televisione che rischia, nel prossimo futuro, di essere spazzata via proprio dal suo alleato: ecco perché – a mio avviso – internet soppianterà i vecchi media:

Una strategia pericolosa.

Chi si occupa di programmi televisivi si è accorto – bontà sua – che l’Auditel non è un indice affidabile quanto l’andamento del trend di una trasmissione sui social, in particolare Twitter. Uno smartphone o tablet è praticamente in ogni casa (a differenza della scatoletta dell’Auditel) e con la semplificazione della tecnologia usare i social è diventato qualcosa alla portata di tutti, dal bambino all’uomo di mezza età.
Per compiacere questa fascia di ascoltatori, la televisione sta tendendo ad appiattire i suoi format puntando sempre di più sul trash, che è una vera e propria calamita di commenti su Twitter ed affini. Il guaio è che questi commenti sono negativi e deridono il programma spesso. Se nel breve-medio termine possono portare in effetti ascolti, la gente prima o poi raggiungerà il punto di saturazione e si stuferà di seguirli, cercando intrattenimento altrove.

L’alternativa c’è.

Un tempo – e stiamo parlando appena di un paio di lustri fa – che un comune mortale potesse mettere in piedi qualcosa che assomigliasse ad un video televisivo era pura utopia: bisognava avere una videocamera professionale, uno studio di registrazione, costosi programmi ed una rete di broadcasting inarrivabile. Adesso con Youtube, uno smartphone e software dal costo di poche centinaia di euro chiunque può mettere in piedi un corto, una rubrica di costume o degli sketch comici con relativa poca fatica e dalla qualità pari a quella del tubo catodico. E spesso questi video sono anche molto seguiti, con numeri che farebbero invidia a tante trasmissioni tradizionali.

I soldi pure.

Produrre un video su YouTube, specie qualcosa di elaborato che possa intrattenere il pubblico, è faticoso.
In media per ogni minuto di video ci vuole un’ora di lavoro, tra script, girare le scene e post produzione prima dell’upload in rete. Un dispendio di energie e tempo che paga in denaro, oltre che in innalzamento dell’ego? Certo: ci sono moltissimi youtubers famosi all’estero (ma anche in Italia) che riescono a vivere grazie alla loro passione. Google paga con la pubblicità circa 1 euro ogni 1000 visualizzazioni ed in più i migliori ottengono sponsorizzazioni da brand per parlare dei propri prodotti. Pewdiepie, probabilmente lo youtuber più famoso al mondo, ha dichiarato di aver fatturato lo scorso anno circa 4 milioni di dollari.

Dal produttore al consumatore senza cambiare schermo.

L’intrattenimento web non ha intermediari: si usufruisce da internet e si alimenta con internet stesso. Un video si commenta direttamente su Youtube, che è più immediato di vederlo in tv e scriverne sul cellulare: lo schermo davanti allo spettatore è uno ed uno solo.

Formula adatta ai tempi.

La vita frenetica impedisce a molti di stare troppo sul divano a dedicare ore alla visione di un programma. I video su internet durano pochissimo a confronto e si possono usufruire in qualsiasi momento, da qualsiasi device.

Cosa frena.

A limitare il sorpasso di internet nei confronti dei media tradizionali ci sono vari fattori:
1) Una generazione di analfabeti elettronici (la persona tipo è rappresentata dall’ultrasessantenne);
2) Il digital divide e l’assenza di contratti per dispositivi mobili con le parecchie decine di gb mensili essenziali per usufruire di video in hd;
3) La mancanza di alcuni contenuti in italiano. In inglese, su Youtube, si trova di tutto: da video di fai da te ad intrattenimento, in Italia mi sembra che ci siano dei buchi (almeno di canali di qualità) per certe tematiche.

Già adesso molti giovanissimi non guardano più la tv tanto quanto la generazione anni 70 (che ci passava davanti la giornata), limitando la visione a poche ore settimanali: a mio avviso già dalla prossima ci sarà il sorpasso.

Cordialità,
Il Triste Mietitore

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