Ieri mattina Dio ha tenuto un piccolo grande incontro con i followers e tanta bella gente a Cagliari nell’ex ghetto degli ebrei, alla sede dell’associazione culturale Luna Scarlatta. L’evento si chiama Pazza Idea ed è un’occasione per parlare di creatività, cultura digitale e tante buone cose.
Io ormai mi sono abituato a svolgere il mestiere dell’Onnipotente, ma giustamente per i mortali la mia è stata una #PazzaIdea, dunque questo era il posto migliore per parlarne e tirare le somme di quello che ho imparato, come autodidatta, in fatto di rete, comunicazione e social network.

Partendo dalle solite robe social che tutti conoscete, ho cercato di dare la mia interpretazione pazzoide della situazione attuale, e cercare di sintetizzare, con le dovute metafore a sfondo religioso, l’effetto del nostro vivere connessi, o come diceva Sean Parker alla fine del film “The Social Network”, del vivere su internet.

Internet è stato come il fuoco di Prometeo: ha dato ai mortali un potere enorme, che forse non sono ancora in grado di gestire bene. A volte lo usano per cucinare qualcosa di buono, altre volte per appiccare un incendio.
Come con il fuoco, o con qualunque strumento potente, è importante acquisire consapevolezza di quello che si fa: il potere ce l’abbiamo, ora occorre la saggezza.

Bisogna ricordare – e questo è importante soprattutto per i cosiddetti nativi digitali – che internet non è un giochino, ma è un grosso meccanismo di conservazione delle informazioni. Per questo esistono server, hard disk, banche dati: prima di scrivere, twittare, postare qualcosa in modo impulsivo, bisogna prendere un respiro e ricordare che quello che si scrive su internet rimane su internet, nel bene e nel male.

La maggior parte degli utenti non pensa a queste cose, usano i social come un gioco, una robetta divertente, ma ad esempio le aziende ci pensano eccome; anche quelle italiane, che come al solito sono arrivate un po’ in ritardo, ora sembrano aver capito una cosa fondamentale, che è esattamente quello che mi ha insegnato la rete e questo mio lavoro da Onnipotente, vale a dire: Dio non sono io, ma siete voi.

Quando partono le sporadiche campagne di ‘linciaggio digitale’ (vedi Nonciclopedia VS Vasco Rossi, omosessuali VS Barilla, ecc), nessuno le può fermare. La forza della rete che si scaglia contro qualcuno o qualcosa è veramente la proverbiale ira di Dio che spaventa i mortali, o meglio, spaventa le aziende, i vip, i pezzi grossi che fino a poco fa erano intoccabili. Nella rete, il fenomeno di massa parte sempre da un singolo utente che twitta qualcosa di sensazionale, posta qualcosa che ha un effetto virale, quindi chiunque può avere questo potere.

Anche un cliente insoddisfatto con pochi followers per le aziende rappresenta comunque una potenziale ira di Dio: se vi lamentate sui social per qualche disservizio, le aziende vi devono rispondere, devono risolvere i vostri problemi, sarebbero folli a non farlo.
Lo scopo della buona comunicazione online è imbonire, assecondare, ottenere la benedizione degli utenti, sia per vendere meglio, sia per scongiurare la potenza della loro eventuale maledizione. E non a caso sto usando queste due parole abbastanza datate.
Benedizione, dire bene. Maledizione, dire male.

Dopo questi anni di ubriacatura di internet e di social, ora siamo abbastanza sobri per capire quanto le carte in tavola siano cambiate: i vip, le aziende, i politici stessi sono timorati di voi, hanno paura degli utenti e del polverone che potreste sollevare anche solo con un tweet, perché online siete molto più aggressivi, potenti e mediaticamente pericolosi che nella realtà, se ancora ha senso scindere le due cose.
I pezzi grossi oggi hanno più bisogno di voi e al tempo stesso vi temono di più, devono trovare modi sempre nuovi ed efficaci per ottenere i vostri favori, i vostri retweet, i vostri Mi Piace.
Perché ora Dio siete voi.