Bebo, uno dei social network più popolari tra il 2005 e il 2008, non riceve aggiornamenti dal 2010: AOL l’aveva acquistato per $850 milioni — $595 dei quali sono andati a Michael e Xochi Birch, i coniugi che lo fondarono. Acronimo di «blog early, blog often», Bebo non ha mai avuto una grande diffusione in Italia… ma, all’apice del proprio successo, era riuscito a superare la popolarità di MySpace nel Regno Unito. Birch l’ha appena ri-acquistato da AOL per $1 milione, sperando di riportare il social network ai fasti del passato.

Se non è stato un “capriccio” da milionario, non capisco perché Birch abbia voluto investire nuovamente in Bebo: competere con Facebook è impossibile, al momento, e clonarne le funzionalità non ha senso. Grandi aziende come Yahoo! acquistano le piattaforme più interessanti e i social network semi-abbandonati come Xobni — un concorrente di LinkedIn. Birch, prima di Bebo, aveva creato Lemonlink che s’avvicina alle caratteristiche dell’ultima acquisizione di Marissa Mayer. È inutile riproporre Bebo a tre anni dall’abbandono di AOL.

Il web abbonda di precedenti illustri: è sufficiente pensare alla ri-apertura di MySpace, guidata da Justin Timberlake. La nuova versione del social network è accattivante, ma chi l’utilizza più? Nessuno, appunto. Perché Bebo dovrebbe fare eccezione? Non penso esista ancora uno spazio per le startup, riguardo ai social network. Poco importa che sia MySpace o Bebo, è comunque un investimento a perdere. Dubito che Birch riuscirà a recuperare l’esborso e scommetto che dovrà spendere altrettanto per un servizio che non “decollerà”.

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