Ieri, entrando in un bar, resto folgorato da una scena. In un tavolo erano sedute 6 ragazze, tutte poco più che maggiorenni. Tra di loro, un silenzio tombale: erano tutte intente a far pressione con le loro dita sui propri smartphone. A un certo punto, il silenzio è stato interrotto da una suoneria: era la mamma di una delle ragazze che chiedeva se sarebbe tornata per cena. La ragazza, dopo aver risposto in maniera affermativa alla domanda, è ripiombata nel suo silenzio con le dita a mille all’ora sul display. Questo mi ha fatto scattare un allarmato interrogativo: ma davvero i social ci rendono più “sociali”? Perché in un contesto dove dovrebbe regnare la discussione, il gioco di sguardi, il confronto, vige invece la dittatura del telefono? Per le nuove generazioni (e non solo per esse) è così difficile staccarsi da questo strumento?

Di questo parla nel suo seguitissimo blog sul New York Times Nick Bilton: prendendo spunto da un video girato da Miles Crawford che solo su Youtube ha collezionato 15 milioni di visualizzazioni in pochi giorni, il noto blogger statunitense fa una approfondita analisi sulla solitudine nel quale sprofondiamo per via della dittatura dei telefoni. Ormai la nostra non è più una vita vissuta, ma soltanto “vista” attraverso uno schermo. Ci sembra di essere circondati di persone, quando invece siamo soli. E se per caso il telefono ce lo dimentichiamo a casa, rischiamo di doverci girare i pollici, come sarebbe accaduto a una delle ragazze di cui sopra se privata del suo smartphone all’ultima moda. Se, come specifica Bilton, negli anni ‘50 l’avvento della televisione nelle case durante i pasti aveva già ucciso il dialogo domestico, l’ossessività da utilizzo di smartphone ci rende completamente assenti nell’arco di gran parte della giornata.  Come uscirne? Qualcosa in giro per il mondo comincia a muoversi per arginare questo fiume in piena: alcuni ristoranti di New York, come ad esempio Momofuku Ko and Chef’s Table at Brooklyn Fare, hanno proibito al loro interno di fare foto ai piatti, così come in un noto festival di musica in Polonia gli smartphone sono stati messi al bando come le macchine fotografiche per immortalare l’evento.

Eppure oggi Foursquare, Instagram, YelpWhattsapp,  per non parlare di Facebook e Twitter: sembra che si voglia far sempre sapere a tutti cosa si sta facendo così come si vuole stare collegati ad ogni costo, come se si avesse il desiderio di voler stare in più posti contemporaneamente. Da una parte i social permettono di avere contatti con delle persone che stanno a una distanza tale che altrimenti non sentiremmo mai. Dall’altra, ci tengono lì assorti con gli occhi a fissare uno schermo per ore con un’ampia dose di ossessione. Bilton cita Mathias Crawford, professore dell’università di Stanford esperto in comunicazione. “Gli smartphone esistono solo da 5–6 anni, e per ora il mondo intero è ancora in fase di piena “intossicazione”. Ma il fatto che il video abbia avuto tutti quei click, significa che la gente è consapevole della tirannia che il telefono esercita sulle nostre vite. E non sono poche le voci che parlano di una depressione da “social” Vedrete che il fenomeno si stabilizzerà, e in molti arriverà a portare a una crisi di rigetto. Certo, se ci si limitasse ad usare telefono e social network solo quando è necessario o comunque quando si ha una mezzora libera, il passo avanti sarebbe decisivo. Chissà se arriverà davvero presto questa crisi di rigetto in molti di noi. Di certo nel video la scena della coppia abbracciata ne letto con lui completamente preso dal suo cellulare, dà da pensare e non poco.

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