La domanda che mi faccio spesso, contemplando questo pazzoide mondo digitale e i suoi derivati, è: saremmo riusciti a concepire i computer, o i social network, in Italia? Si dice che la Olivetti negli anni ’60 stesse per arrivarci, ma poi forse per volontà di qualcuno, o per decisioni sbagliate, tutti i progetti furono venduti agli americani.

Detta così potrebbe sembrare solo mancanza di lungimiranza, o anche solo ignoranza, poca flessibilità mentale, o che so, sfortuna, ma non basta. La carenza italiana in questo tipo di cose è una roba quasi filosofica che sfiora la cosiddetta weltanschauung, la concezione del mondo e della vita. Ciò che fa la differenza tra noi e il mondo anglosassone è proprio il tipo di approccio al vivere, alle possibilità, alle cose pratiche, alle cose da fare.

Per riuscire a concepire i computer e i social dal nulla, e per riuscire poi soprattutto a crederci, a investirci, occorre avere prima di tutto un forte approccio pragmatico, una tendenza a cercare nuovi modi di fare le cose, modi migliori, inesplorati, avere voglia non solo di fare tante cose, ma di farle meglio. Velocizzare, smistare, organizzare, ottimizzare, sempre meglio.

Questo approccio non è per tutti, e soprattutto sembra che non sia per l’Italia. C’è un abisso tra il mondo come lo vedono dall’America e il mondo come lo vediamo noi dal vecchio continente. La differenza è nella visione generale, la visione con la V maiuscola, e si vede chiaramente anche nella storia. Negli ultimi due secoli, mentre gli europei si riempivano di nichilismo e finivano per distruggersi a vicenda, gli USA hanno portato avanti i loro affari con un pragmatismo aggressivo e frizzante, che potrà non piacere, ma denota una seria determinazione a ottimizzare, a potenziare, a sviluppare concretamente le possibilità di agire nel mondo, una roba che, buttandola ancora in filosofia, potrebbe sembrare volontà di potenza, ma in realtà è semplice voglia di fare tante cose e farle bene, una voglia che l’Italia purtroppo sembra aver perso.

Gli italiani avranno pure la creatività e il talento, ma non hanno quel pragmatismo. Non si può pensare Twitter senza avere prima nella testa quella predisposizione tipica degli USA ad agire, non contemplare, non aspettare l’occasione, ma cercarla, mettersi in moto, intraprendere qualcosa subito, ed è crescendo in quel pragmatismo che magari si riescono a vedere in anticipo le potenzialità nascoste in certe idee per noi assolutamente folli, come Jobs che costruiva computer in garage, come Page e Brin che volevano cercare meglio le cose su internet, o come Zuckerberg che voleva mettere online la vita sociale del college.

Qualche giorno fa un amico un po’ all’antica mi ha espresso la sua opinione sui social network, citandomi la celebre battuta di Fantozzi sulla Corazzata Potemkin, e involontariamente mi ha ricordato l’importanza di coltivare la visione differente, che detto così sembra uno spot della Apple, però è la verità.

Nei social, e in tutte le cose, c’è chi ci vede solo delle c****e pazzesche, e chi invece ci vede del fertilizzante.