Vivere sui social network è sempre più assimilabile alla vita vera, e la prova sta nelle nevrosi, nelle abitudini malsane, nelle strane sindromi che il mezzo procura agli utenti.
Ho fatto qualche domanda in giro, e quello che capita a me non capita solo a me: il vivere connessi produce precisi effetti sulla nostra testa e sulla nostra vita.

C’è da preoccuparsi? Non più di tanto, direi, o almeno non più che per le normali nevrosi. Perché non sono i social: è la vita che fa impazzire.
Ma bando alle ciance: preoccupati e colleziona anche tu le sette nevrosi da social network!

MANCANZA DI MEMORIA
L’abitudine a fare continuamente bozze e ad affidare tutto a un cloud, a cartelle condivise, a Google Drive, a Dropbox, soprattutto l’abitudine a pensare una cosa, twittarla, e dimenticarla, che effetto può avere? Ovviamente, quello di impigrire la memoria.
Sei in grado di elencare adesso quello che hai scritto o commentato nelle ultime cinque ore? Già, nemmeno io.

DIPENDENZA DA SOCIAL
Non andrebbe nemmeno menzionata, tanto è diffusa.
Parlo ovviamente di quel bisogno di controllare le notifiche di qualsiasi cosa, le email, i messaggi, la timeline che hai letto un momento fa, il bisogno irrazionale di andare a ricontrollare, di vedere se qualcuno ha scritto qualcosa.
Non ti stai annoiando davvero, non c’è nessun motivo per fare questo. Però lo fai.

VOI UMANI
Sei talmente assuefatto ai social network che dai per scontato che tutto il mondo viva, pensi e ragioni come te. Poi scopri che non è così, e ci rimani male.
Ma come accidenti vivono gli umani che non hanno bisogno di condividere tutto? Davvero esistono ancora? Davvero se gli parli di Twitter ti guardano e non capiscono? Davvero non sanno cos’è un selfie? Davvero mangiano le cose senza fotografarle prima?
Ammettilo, a volte ti stupiscono.

PIGRIZIA
Dovevi andare in palestra, ma non ci sei andato per scrivere della roba. No problem, hai la cyclette in casa, metti su una compilation e fai spinning. Però dopo: ora hai un hangout. Forse è il caso di staccare e di andare a fare una corsetta, una passeggiata, anche solo buttare l’immondizia. Vabbè, ormai è tardi, ci vai domani. Adesso è meglio fare uno spuntino, che poi devi commentare X-Factor su Twitter. Spaparanzato sul divano, ovviamente.

CREATIVITÀ COMPULSIVA
Oggi non hai ancora scritto niente di decente, in effetti non stai facendo nulla, devi muoverti, devi tirar fuori qualcosa. Già, hai uno strano bisogno di scrivere, anche se non hai niente da scrivere, e questo ti porterà a fare gaffe, errori, a postare roba di bassa qualità, roba che potresti evitare, se solo non avessi questa frenesia.
Quante volte ti sei chiesto perché hai scritto quella roba su Facebook? Non ce n’era bisogno, potevi farne a meno. Eppure l’hai fatto lo stesso.

BASSA SOGLIA DI CONCENTRAZIONE
Cominci a fare una cosa, la lasci lì, ti distrai, vai su Facebook, scorri la timeline, ti viene in mente un post, lo cominci, ti ricordi della cosa che stavi facendo prima, per completarla ti serve di fare una ricerca su Google, cerchi quella cosa su Google e ne trovi un’altra, finisci di leggerla e chiudi Google, riapri Google per fare la ricerca di prima, ma intanto controlli le notifiche di Twitter, e a proposito, devi anche rispondere a quello che…

STRANA VITA SOCIALE
La vita sociale si sposta sul digitale: il sabato sera Facebook e Twitter sono pieni di amici. Gli chiedi dove sono, e scopri che sono a casa. Non escono perché non hanno soldi da spendere, ma anche perché non ne hanno voglia, a ballare non ci vanno più da un pezzo. Il vecchio mondo è noioso, e invece nel web si trovano sempre amici e cose interessanti da fare e da vedere, sempre: l’intrattenimento non finisce mai ed è personalizzabile, è meglio della televisione, è meglio della realtà.
Ti fa paura, ma l’hai pensato. Vero?