Ai politici italiani, chi gliel’ha spiegato Twitter? Mi sono posto questa domanda ieri alla fine dell’evento che ha visto protagonisti Matthias Lufkens e Anna Masera alla Social media week. Si parlava di diplomazia su Twitter e di come capi di stato, governanti e amministrazioni pubbliche utilizzino il mezzo per comunicare. Dopo aver visto come i social media possano trasformare una città in una smart city ero molto curioso di capire che effetto lo stesso strumento potesse avere a livello internazionale.

La cosa che più mi ha colpito é stato scoprire che l’account istituzionale della Casa Bianca non segue il politico/candidato Barack Obama per evitare che questo venga preso come un segnale di endorsement. Allo stesso modo l’Eliseo non segue Hollande. Palazzo_Chigi invece followa Monti e un paio di altri candidati e partiti, per altro in maniera parziale escludendo i rivali e riservando il proprio endorsement solo ad alcuni eletti. Ops, eleggibili.

I politici italiani non sono però gli unici a fare figuracce su Twitter. Basta pensare al fail di @pontifex che nel proprio primo tweet, ampiamente preparato, non ha lasciato vuoto neppure uno spazio, rendendo difficile la vita a chi viva ritwittarlo magari aggiungendo qualcosa.

Torniamo ai politici di casa nostra. Tipo il ministro Giulio Terzi, uno dei pochi membro del passato governo a stare su Twitter. Sì be’, non chiamiamolo tecnico eh, visto che era in ballo per un posto in lista Monti o Fli. Be’, sapete che fa? Se un ministro o un’istituzione di un altro paese lo followa lui di ricambiare non ci pensa neppure. Segue solo 15 persone. E siccome gli devono aver detto che postare immagini é importante, ogni volta che stringe la mano a qualcuno immortala l’evento e pubblica lo scatto. Questo mentre l’abbraccio di Obama con la moglie dopo la rielezione fa il giro del mondo. Persino a Monti sono riusciti a far postare e un cane, dico!

Quel geniaccio del senatore Monti invece é salito in politica per dialogare su Twitter soprattutto con se stesso e la propria lista. Se infatti é quello che fra tutti i candidati fa il maggior uso delle menzioni, segno di interazione con gli altri, oltre il 60% delle volte cita se stesso e la sua lista, o al massimo qualche giornalista o testata televisiva.

Di Berlusconi che con l’anno ha ricevuto in dono migliaia di follower non dico di più. Chi voleva sapere sa (cit.). Quanto a follower poi quello che c’ha il Klout più lungo é Bersani, ma a ben vedere segue oltre 50 mila persone: non oso pensare al suo stream!

É vero, i politici tendono a stare sui social solo per fare campagna elettorale. Lufkens però ci ha mostrato numeri con cui ha evidenziato che questa gente guadagna in fretta valanghe di follower perché i cittadini hanno il desiderio di interagire con loro.

Direte, Grillo! Quello sì che sa usare i social! E no, perché pure il comico se ne frega dei suoi follower, infatti non risponde mai a nessuno, esattamente come Berlusconi. Non che gli altri siano tanto meglio: spiccano giusto Giannino il bugiardo e Ingroia, l’unico che risponde davvero a chi lo segue, dedicando alle risposte un tweet su quattro. Si é dimenticato di mettere una foto come sfondo del proprio profilo, ma questo tutto sommato é un peccato veniale (oh, e son politici eh, ricordatevelo).

Stiamo ancora sui numeri. Grillo é l’unico che rispetta almeno in parte la regola del 30 per cento (30% broadcasting, 30% retwit, 30% reply). Monti invece non retwitta nessuno, mentre ogni suo post é replicato (direi dalla sua lista, a giudicare dallo stream di questa). Per Bersani invece si tratta di un affare di famiglia**: tutte le attenzioni sono per account del partito o collegati con questo. Giannino é meno partigiano: lui usa Twitter per interagire principalmente con gli altri candidati.

Insomma, ma leggersi i dieci comandamenti per twittare come @lddio comanda no eh?!

Se volete dare un occhio ai numeri, li trovate tutti nelle slide di Lufkens.