Sabato sono stato al Social Family Day a Milano organizzato da Mamma Che Blog, l’aggregatore di blog per le mamme (e i papà) fatti dalle mamme (e i papà) e ci ho portato tutta la famiglia: mia moglie Valeria, interessata anche lei all’evento come blogger di Instamamme e i nostri tre figli di sei, quattro anni e otto mesi. Per la cronaca, il gruppo delle Instamamme con l’omonimo blog è entrato nel gruppo dei tre finalisti (su oltre cinquanta progetti presentati!) per il premio FattoreMamma Award, vinto da Che Forte! e consegnato dalla madrina d’eccezione Carla Gozzi di Real Time.

Come è mia usanza, un paio di giorni prima del meeting mi sono documentato sul sito di riferimento per apprendere nel dettaglio il programma dell’evento e le modalità per raggiungere la location. Sarà stato anche grazie al confronto con il sito razionale ed asciutto dello SOTN (State Of The Net, a cui parteciperò) che stavo consultando proprio negli stessi giorni ma il sito del Social Family Day mi è parso un po’ confusionario: menù primario costituito da ben dodici voci scritto con font (ovviamente) piccolissimo praticamente illeggibile da mobile (data la mancanza del responsive design); post con continui rimandi via link a sotto-sotto-post senza la presenza delle breadcrumb che permettano di ritornare agevolmente sui propri passi. Ho pensato: se l’organizzazione dell’evento dovesse rispecchiare quella del sito, siamo apposto.

E invece mi sbagliavo. E di grosso. Quella che confondevo per superficialità nel design del sito era invece indice di pragmatismo.

L’evento è stato organizzato alla perfezione dalla ricezione e registrazione dei partecipanti all’offerta senza soluzione di continuità di caffè, snack, succhi di frutta, tè caldo (tanto che ad averlo saputo prima evitavamo l’alzataccia alle cinque del mattino per poi fermarci mezz’ora a fare colazione in autostrada), dalla fornitura di wi-fi realmente funzionante (correttamente dimensionato per la quantità di persone) al pranzo a buffet… e tutto rigorosamente gratuito!

Ma i servizi a valore aggiunto di questo meeting erano ben altri.

Animatori per i bambini divisi per fasce d’età. C’erano animatori che prendevano in carico i bambini dai quattro anni in su nella modalità li lasci e non te ne curi più. Ed era letteralmente così. I bambini sono stati portati a pranzare in gruppo e anche a fare merenda a metà pomeriggio e tutto questo senza il minimo intervento da parte dei genitori.

Ma il bello era che c’era anche il servizio di babysitting (in un’area dedicata) per i bambini dai dodici mesi ai tre anni… penso unico caso di asilo nido integrato in un meeting.

Lo streaming video per risolvere le faccende dei genitori. I bambini sotto i dodici mesi erano a carico dei genitori. Allora gli organizzatori hanno attrezzato una stanza appartata con un megaschermo e lo streaming video degli speech per permettere di cambiare il piccolo o di starsene un attimo in disparte nel caso in cui il bambino dimostrasse il proprio disappunto con pianti e vagiti rischiando così di disturbare relatori e spettatori. Vicino alla stanza dello streaming poi c’era tanto di nursery in penombra con i lettini per la nanna.

Così dovrebbe essere organizzato qualunque meeting, non solo quelli che hanno per argomento il mondo dei genitori e dei figli. Questo permetterebbe alle famiglie di non dividersi durante i weekend e di condividere assieme anche i meeting dai temi meno verticali.

E le bambine si sono trovate talmente bene con l’animazione che alla fine non volevano più tornare a casa.