Evan Spiegel, l’uomo del «gran rifiuto» a Zuck, potrebbe introdurre su Snapchat delle news che svaniscono: sarebbe la realizzazione d’un sogno per la Corte europea – tanto interessata al diritto all’oblio – e l’incubo degli editori, ma non soltanto. Il servizio dovrebbe chiamarsi Snapchat Discovery e includerebbe un po’ di tutto, dalle serie televisive agli articoli giornalistici creati per essere guardate o letti e distrutti. Lo riporta The Wall Street Journal, citando anche alcune società che sarebbero interessate all’affare.

Ha ragione Jimmy Wales, co-fondatore di Wikipedia, quando avverte dei pericoli del diritto all’oblio imposto dall’Europa: esteso al giornalismo, cancellerebbe una memoria storica che mai quanto ora servirebbe riportare alla mente e trasmettere alle nuove generazioni. Le notizie a tempo sono un indice di decadenza – della professione, come della società tutta – che prescinde dal contesto di Snapchat. È necessario ripensare all’etica dell’editoria… e alla cura dei dettagli. Queste news sono un alibi per non fare il proprio lavoro.

Il futurismo voleva distruggere i monumenti della storia per abbattere quelli dello spirito, ma il Marinetti non pensava certo che avrebbe significato smettere di verificare le fonti o ridurre il giornalismo a una fruizione superficiale da un tot al chilo come usa e getta. Ecco perché Google ha indetto una serie di conferenze per confrontarsi con gli esperti – incluso lo stesso Wales – e scongiurare l’ipotesi che le notizie e la storia diventino delle barzellette sacrificate alla pretestuosa causa europea del diritto all’oblio.

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