Smell è una nuova app – creata da Lorenzo Sinisi e Vincenzo Masciullo – che propone l’invio di messaggi completamente anonimi, accessibili soltanto nel luogo in cui sono stati scritti: bisogna attivare la localizzazione geografica col GPS, perché il meccanismo sia efficace. Le potenzialità dell’applicazione sono molte e forse non corrispondono proprio all’intento originario di chi l’ha sviluppata. Penso alle cacce al tesoro e ai flashmob, ad esempio. Perché lasciare un messaggio a mo’ di caffè sospeso non mi convince del tutto.

L’efficacia della app è subordinata all’utilizzo da parte degli utenti: non basta che un luogo sia molto trafficato, perché sia possibile trovare un messaggio lasciato da qualcuno. Il problema di Smell è convincere le persone a installare la app e, secondo me, al momento non esiste un motivo convincente. Potrebbe diventare un’alternativa a Foursquare, a patto di sfruttare la gamification per una qualche campagna pubblicitaria. Legata a un marchio, la tecnologia dell’applicazione potrebbe attrarre i consumatori del dato prodotto.

Perché, infatti, dovremmo comunicare con qualcuno che non conosciamo e comunque non può rispondere? Una caccia al tesoro, finalizzata alla vincita di qualcosa, avrebbe più senso: Snapchat – che ha iniziato a memorizzare i messaggi – permette di comunicare con gli amici, mentre con Smell è impossibile determinare se o chi leggerà i testi inviati. Mi lascia perplesso l’iscrizione richiesta con l’indirizzo e-mail perché l’utente è identificato da un numero e non può usare nickname. A che cosa serve la registrazione? Da migliorare.

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