Un tempo, circa 10 anni fa, quando un passante ci chiedeva l’ora non estraevamo uno smartphone dalla tasca, ma semplicemente alzavamo il braccio e roteavamo il polso per rispondergli.
L’orologio,  semplice oggetto funzionale che tutti indossavamo, con l’avvento dei cellulari è stato completamente dimenticato e reso obsoleto. Almeno fino ad oggi: adesso i cinturini con annessi quadranti sono risorti con il solo scopo di vendicarsi facendoci fare la figura da idioti. Come? Ma tramite la loro nuova incarnazione: gli smartwatch.
Gli orologi intelligenti (a differenza di chi li acquista) sono stati protagonisti del CES 2014 (Consumer Electronics Show o – tradotto in italiano – Compra E Spendi) in svariate versioni di molteplici case produttrici: accessori che, come il classico cellulare, hanno messo in secondo piano lo scopo principale – consultare l’ora – per focalizzarsi su tutta una serie di funzioni 2.0 fighissime ed inutili legate al mondo di internet.
Tutti i modelli in commercio – sfruttando la connessione con il proprio cellulare – sono in grado di notificare email, sms, chiamate (addirittura alcuni modelli permettono di rispondere in viva voce), menzioni su Twitter, WhatsApp e via discorrendo.
Tutto questo se abbiamo voglia di portare al polso qualcosa grosso come il campanile di una chiesa ed apparire a chi ci circonda come un serafico imbecille.
Ma poi, sono funzioni così utili? Ve lo spiego con un ipotetico dialogo:

<<Ehi, mi è arrivata una notifica di una mail/messaggio_di_qualche_social_network sul mio orologio!>>

<<Figo, che c’è scritto?>>

<<Non lo so, devo prendere il cellulare per leggerlo>>

Morale: se non posso leggerla per intero (e rispondere), a che mi serve? Non basta il cellulare a notificare i messaggi?. Obietterete che esistono dei modelli che permettono la lettura per intero (ma sulla possibilità di risposta nisba per tutti):  siamo davvero sicuri che la lettura su uno schermo così piccolo sia agevole? Dopo aver perso le prime 2 diottrie (ovvero con la lettura di 4 mail dal polso) sono certo che appena il vostro orologio si metterà a vibrare voi porterete la mano alla tasca dove tenete il cellulare.
Questi oggetti hanno poi un tallone d’Achille non trascurabile: la durata della batteria. Mentre un’orologio classico va avanti decine di mesi, questi arrivano al massimo a 5 giorni (Pebble), ma nella maggior parte dei casi coprono a mala pena la giornata lavorativa. Per non parlare poi delle implicazioni sulla batteria del vostro smartphone, che deve tenere il bluetooth acceso per permetterne il funzionamento.
Insomma, un accessorio inutile che però sembra molto figo ed adatto fare colpo sulle ragazze. Almeno a chi ha più di 30 anni: vi sfido a trovare un sedicenne con al polso un Galaxy Gear o uno SmartWatch 2 della Sony.
La ragione è semplicissima: i film e cartoni animati anni ’80 ci hanno fatto plagiato, facendoci sembrare utilissimo e da veri duri avere un orologio multifunzione al polso. Basta scomodare nomi come James Bond, Michael Knight, Dick Tracy e l’Ispettore Gadget per capire di cosa sto parlando.
Uno smartwatch, in definitiva, non vi farà sembrare più vincenti, ma vi farà solo più sfigati di quanto siate in realtà. Gli adolescenti lo hanno capito al volo, noi trentenni – purtroppo – no: grazie al cielo siamo tutti più o meno fidanzati e sposati e le nostre ragazze e compagne sopporteranno stoicamente anche questa nostra ennesima mania.

Cordialità,
Il Triste Mietitore