Già l’anno scorso ne avevo avuto un assaggio: invitato da Sony ad un evento, mi si è presentata l’occasione per testare, oltre i loro terminali, anche lo smartwatch che stavano per lanciare sul mercato. Una creatura notevole, e promettente sotto molti punti di vista: un approccio del genere infatti porta l’interazione con lo smartphone ad un nuovo livello, facendo sì che per molte operazioni comuni non si debba nemmeno estrarre il nostro terminale dalla tasca.

Collegandosi in bluetooth o in altri modi allo smartphone infatti, uno smartwatch ne incarna le funzioni più minimali, rendendoci “un tutt’uno” con il nostro iPhone o con il nostro Android, permettendoci di telefonare, modificare il volume della musica, cambiare traccia audio e molto altro attraverso un semplice orologio. Ma ne abbiamo davvero bisogno? Apple ad esempio pensa di si, come ci ha già detto Silvio Gulizia.

Le considerazioni che mi limiterei a fare su un attrezzo simile sono di due tipi: sulla comodità e sul costo. Prima di tutto è effettivamente vero che tutto questo rappresenta un nuovo modo di fruire lo smartphone nelle sue funzioni essenziali – qualche notifica, la musica, le telefonate, forse la dictation – sicuramente in una maniera molto più comoda. Andremmo quindi probabilmente ad aumentare la nostra “dipendenza da smartphone” ancora di più; con le dimensioni notevoli raggiunte poi dagli ultimi top di gamma, bisogna dire che lo smartwatch evita l’estrazione dalla tasca, che come operazione è diventata quasi un fastidio.

Dall’altra parte abbiamo una serie di elementi che possono frenare l’acquisto di una cosa così interessante al primo impatto. Gli smartwatch infatti non abilitano alcuna feature aggiuntiva, quindi quanto senso ha comprare un gadget simile solo per aumentare la comodità d’uso del nostro device mobile? E soprattutto, vale la pena spendere una cifra considerevole di denaro solo per un orologio che si collega al nostro smartphone?

Ovviamente la questione è molto soggettiva se la poniamo in questi termini, ma secondo me per trarre un pronostico riguardo cosa succederà con gli smartwatch (e se rimarranno o no sugli scaffali) possiamo lecitamente domandarci: che valore ha per noi la comodità? Quanto siamo disposti a spendere per renderci più comode queste funzioni essenziali, e quanto effettivamente le usiamo?

Per me, quindi, gli smartwatch rimangono un terreno interessante, ma per come vengono concepiti adesso immagino che, se ne vedessi uno su uno scaffale oggi stesso, compreso il famigerato Apple Watch, per me rimarrebbe lì. Forse dovremmo aspettarci un’ondata di innovazione in questo campo per i prossimi due quadrimestri, e continuare a seguire l’evoluzione degli smartwatch, ma col binocolo.

Photo credits: Karlis Dambrans via photopin cc