C’è qualcuno là fuori che ha iniziato a usare il termine smartphoneography. L’ha fatto tra gli altri iStockphoto, per altro in un bel post. Personalmente ritengo che questo termine non abbia senso e che se proprio non si vuole parlare di iPhoneography bisogni per lo meno sforzarsi di parlare di mobile photography. A dire il vero, credo che si possa parlare solo di iPhoneography come movimento artistico o sedicente tale per svariate ragione.

Cominciamo dai grafici qui sopra. Flickr lo conoscete tutti, è il network di condivisione di foto più “antico” e più popolare del web, con oltre una cinquantina di milioni di utenti. Dalla metà del 2011 la prima posizione nella classifica delle fotocamere (fotocamere!) più utilizzate sul network è stata presa dall’iPhone 4. Meglio di questo finora è riuscito poi a fare solo l’iPhone 4S, il miglior modello di Apple per quanto riguarda la fotografia, praticamente identico all’iPhone 5 in termini di qualità degli scatti, salvo per quelli in scarse condizioni di luce. Restiamo su Flickr: nella classifica per gli smartphone più usati per fare le foto i primi quattro posti sono occupati dai vari modelli dell’iPhone, con il 3G davanti al Samsung Galaxy SII.

Per fare i conti occorre aggiungere che Instagram è stata in grado di superare i 20 milioni di utenti quando ancora era un’app esclusiva dell’iPhone. Ora siamo a 100 milioni di utenti e molti di questi sono utenti Android. Questo ha snaturato l’applicazione tanto che abbiamo assistito a una fuga dei sedicenti iphoneografi verso network come Eye EM o Starmatic. Alla fine il network se lo sono fatti da soli: The iPhoneographers Network. E quando dico da soli, intendo dire che è una creazione dei due più noti iphoneographer, Glyn Evans, fondatore di iPhoneography.com, e Marty Yawnick, creatore di LifeInLofi.com. Lo strumento usato per condividere le foto fra iPhoneografi non è però il network, bensì è rimasto Flickr. Che ha rilanciato con una nuova app per iPhone ha scoperto una nuova vita.

Quello dell’iPhoneography è un movimento di persone che dal 2007 si sono appassionate innanzitutto a un oggetto. L’iPhoneography è una sfida: riuscire a estrarre da un mezzo limitato come l’iPhone foto di altissima qualità, attraverso la ricerca di punti di nuovi punti di vista e l’uso di applicazioni se non esclusive quasi.

Si potrebbe parlare allo stesso modo di Androidography? No, non si può perché non ci sono le app, anche se iniziano a diffondersene diverse, ma soprattutto perché Android è un sistema operativo e non uno smartphone. Lo strumento cambia: cambiano modelli, specifiche, addirittura il sistema operativo. Non c’è nessuna sfida al mezzo in questo caso, ma semplice passione per lo scatto e la condivisione delle foto. Soprattutto, non esiste un network, non ci sono “profeti” come ci sono invece fra gli iPhoneografi. Per il semplice fatto che i creativi, i fotografi in generale spesso preferiscono usare Mac e da quello all’iPhone il passo è stato scontato.

La smartphoneography non esiste. Chi usa questo termine non sa neppure lui stesso di che parla, perché non c’è nessuna sfida al mezzo, nessun movimento di riferimento, nessun network, soprattutto la parola smartphone non include alcuna specifica del mezzo. Che sarebbe la smartphoneography? l’arte di fare le foto con un telefono che si connette a Internet? Vale se si connette tramite wap? Se non ci metto i filtri vale?

Ecco i filtri. I filtri non c’entrano nulla con l’iPhoneography come non c’entrano nulla con la fotografia. Scattare in bianco e nero o utilizzare app come Hipstamatic non significa applicare filtri alla foto, ma scommettere sulla propria abilità di seleziona componenti virtuali come il fotografo seleziona pellicole e lenti colorate per scattare le proprie foto.

Parliamo semmai di mobile photography, all’interno della quale possiamo far rientrare l’iPhoneography. Si fa fatica a definire anche questa, perché mobile che significa? In movimento? Fatta con il telefonino? Allora ha forse più senso parlare, come si fa da anni, di street photography.

In questo post su LifeInLofi Marty Yawnick racconta il perché definire quello che si fa con una parola è importante e arriva a dire: iPhoneography è una parola con un wiki. Una parola con un peso tale che Instagram ha sentito la necessità di bannarla: provate infatti a cercare il tag #iphoneography, usatissimo, ma assente dal motore di ricerca dell’app. Il fatto è che le definizioni nascono da sole e sempre a posteriori e la smartphoneography non è mai esistita.

Esiste la fotografia, ossia l’arte di fermare emozioni nel tempo. E l’iPhoneography rientra in questa categoria. Il resto sono parole senza storia. Ameno per ora.