Fa molto ridere. Con gli smartphone usciamo da una corsa all’espansione dei display, tanto che ormai praticamente tutti abbiamo in tasca ciò che fino a poco tempo fa si chiamava phablet, ma con i dispositivi pieghevoli – per alcuni “the next big thing” del 2019 – finiremo col ritrovarci di fronte a una curiosa e un po’ contradditoria situazione.

Vale a dire, stando almeno al più che misterioso prototipo svelato da Samsung alla sua conferenza per gli sviluppatori in corso a San Francisco, un display primario, esterno, da 4,58 pollici. Praticamente poco più grande di un vecchio iPhone 5, uscito nel 2012. Oppure, se preferite, poco più piccolo dell’iPhone 6 lanciato in commercio due anni dopo. Quello esterno, invece, sarà un (non)tablet, grande poco più di uno smartphone attuale ma meno di una tavoletta con cui lavorare dignitosamente. Siamo dalle parti dei 7,3 pollici. Apple ha appena lanciato nuovi iPad Pro meno ingombranti dei precedenti con diagonali da 11 e 12,9 pollici.

La nuova febbre, insomma, sta per esplodere. Il primo dispositivo davvero pieghevole è infatti di una startup californiana: si chiama Royole e a dicembre dovrebbe mandare in commercio un po’ di pezzi del suo ingombrantissimo FlexPai appena svelato in Cina. Che almeno, rispetto a Samsung, inverte la logica: di fatto lo schermo è uno solo, non due, e ricopre la scocca da una sola parte, quella che si piega. Tuttavia le misure sempre da quelle parti rimangono: squadernato il FlexPai misurerà 7,8 pollici. Ma è spesso oltre 15 millimetri, una bella mattonella da portarsi dietro.

Il Galaxy F di Samsung, equipaggiato con l’eccezionale – su questo non c’è alcun dubbio – Infinity Flex Display Amoled, arriverà probabilmente al Mobile World Congress di Barcellona. Cioè alla fine di febbraio. A ruota, entro il primo semestre forse poco oltre, anche Huawei presenterà il suo “foldable”. Lo ha confermato il grande e scoppiettante capo Richard Yu in persona (fra l’altro, supporterà anche il 5G). Qualcosa, nei mesi scorsi, si era già visto. Ma oggettivamente ci rifiutiamo di definire l’Axom M di Zte un vero pieghevole. Siamo seri.

In termini di estetica, rischia più di farci schifo lo chassis che di stupirci lo schermo pieghevole. I “foldable phone”, insomma, rischiano grosso – come sempre, speriamo di sbagliarci anche perché il mercato degli smartphone è strasaturo – poiché danno il peggio, e non il meglio, di due categorie di dispositivi (smartphone e tablet) che già da tempo hanno superato quelle dimensioni.

Ovviamente i differenti fattori di forma potranno partorire infinite nuove applicazioni, questo è certo, e Android si è già affrettata a ufficializzare il supporto a questo genere di gadget, anche se preoccupandosi di precisare che non ci pensa neanche a rivoluzionare il suo sistema operativo per qualche prodotto pieghevole. Finché non arriveranno a diagonali comparabili a quelle dei due dispositivi messi insieme e a cornici sottili e scocche fortemente dimagrite, è improbabile che il fascino futuristico di uno schermo che si piega possa bilanciare lo straniamento per un prodotto che, d’altronde, di bello (smartphone pieghevole) non ha neanche il nome.